venerdì 21 luglio 2017

Quanto mi manca viaggiare...

Uno dei miei migliori amici sta visitando l' Irlanda, in questi giorni.
Mi manda delle foto meravigliose di alte scogliere, cieli azzurri e brughiere verdissime, che mi fanno sospirare.
Perchè una delle cose che mi manca di più della mia vita da "non mamma" è viaggiare.
Mi manca iniziare a discutere a febbraio della meta da visitare ad agosto, passare settimane a controllare i voli per trovare la soluzione più conveniente, e poi iniziare a costruire l'itinerario insieme.
Mi manca partire all'avventura, con solo l'aereo e la macchina a noleggio prenotati, liberi di girare in lungo e in largo senza mete prefissate.
Si, perchè non siamo mai stati una coppia da viaggio organizzato o da villaggio turistico.
Ho sempre organizzato e prenotato io tutti i nostri viaggi: un po'per risparmiare, dato che il budget per le vacanze è sempre stato limitato, un po'per provare davvero la libertà di scegliere ogni giorno dove andare, cosa vedere, quanto restare.
Il mio motto è sempre stato "Va bene tutto, basta andare!" quindi nei nostri viaggi abbiamo soggiornato spesso in ostelli e bad& breakfast, mangiato panini in riva al mare e risparmiato un po'su tutto, pur di visitare il posto che volevamo.
Siamo amanti del fresco, quindi siamo stati quasi sempre nel nord europa: Scozia (4 volte!!), Irlanda, Svezia, ma anche Corsica e Spagna.
L'ultimo viaggio è stato ad agosto 2015, in Norvegia, ed è stato anche il primo viaggio di Ale, che allora era un fagiolino di un mese nella mia pancia.
Chiaramente adesso che c'è Ale è un po'più difficile fare quel tipo di viaggi.
Lo so, ci sono molti genitori che lo fanno. Ho incontrato moltissime volte, soprattutto in nord europa, coppie con bambini piccolissimi in viaggio solo con un paio di zaini. E mi sono detta "Lo faremo anche noi!!".
Poi però subentra l'ansia che non sia una vacanza adatta ad un neonato, che per Ale sia troppo sbattimento, che ci dobbiamo portare dietro la casa, che "Poi cosa gli diamo da mangiare??" ecc..ecc...
Senza contare che il budget a nostra disposizione per le vacanze, se prima era limitato, oggi è quasi sparito!
E quindi mi accontento delle nostre vacanze tranquille a 2 ore da casa, sapendo che moltissime persone non possono permettersi nemmeno quelle,
e mi dico "Ah ma l'anno prossimo andiamo all'estero eh!!"
E voi? Vi manca viaggiare? O siete di quelli che viaggiano anche con i bimbi?
E quale è la vostra vacanza del cuore?
La mia è la settimana che abbiamo fatto in Svezia, d'inverno. Ancora mi sogno le strade bianche e gli alberi coperti di neve, e le renne che ci camminavano in fianco..

mercoledì 19 luglio 2017

Gli lasci fare tutto!!!

Una delle innumerevoli, immancabili, utilissime critiche che ricevo da mia madre sul modo in cui educo Alessandro è :"Gli lasci fare tutto".
Oltre a sostenere che gli do poco da mangiare (??), che lo coccolo troppo (???), che lo metto a letto troppo presto dopo pranzo (?????) e altre mille cose, è profondamente convinta, infatti, che io stia crescendo un bambino selvaggio e senza regole.
Perche, secondo lei, Alessandro può fare tutto quello che vuole.
Ovviamente non è così, Ale non fa TUTTO quello che vuole.
Ma certamente gli permetto di fare molte più cose di quelle che mia madre lasciava fare a me (cioè praticamente nulla).
Vi faccio un paio di esempi:
  • L'altro giorno eravamo al mercato, Ale era nel passeggino e si stava annoiando. L'ho fatto scendere dal passeggino e ha camminato un po' al mio fianco, quando ad un certo punto ha visto una micro pozzanghera e ci ha messo dentro il piedino. Mi sono messa in fianco a lui e gli ho fatto vedere a pestare i piedini per schizzare l'acqua, così  si è messo a ridere e ha giocato qualche minuto tranquillo. Non mi sembrava di aver fatto nulla di strano o pericoloso: c'erano 30 gradi, Ale aveva i sandalini di gomma, l'acqua era davvero pochissima. Eppure secondo mia madre avrei dovuto portarlo via, "Si sporca tutto!"e "Non può fare tutto quello che vuole!!"
  • Ale ama moltissimo i libri. Li apre, li sfoglia in continuazione, ce li porta per farseli leggere. E questa è una cosa che mi rende felicissima. Prima di fare i riposini e la nanna serale di solito leggiamo insieme un libro, seduti per terra. A volte Ale prende un libro e me lo porta, altre volte inizio io a leggerne uno, e lui o si avvicina e si siede in braccio, o ascolta continuando a giocare, o mi chiude il libro che ho in mano e me ne porta un altro. Ecco, secondo mia madre non dovrei permettergli di scegliere il libro che vuole sentire: devo decidere io cosa leggergli, perchè lui è piccolo e deve imparare a non imporsi. La trovo una cosa totalemnete senza senso! I libri che ha a disposizione sono tutti adatti a lui, quindi perchè non dovrebbe scegliere cosa vuole sentirsi leggere? "Eh ma lui vuole sempre lo stesso!" E'vero, ci sono magari settimane in cui mi chiede di leggergli sempre lo stesso libro. E quindi? Non ci vedo nulla di strano! Sappiamo tutti quanto i bambini amino la ripetizione!
Questi sono solo due episodi, ma potrei citarne altri mille. Chiaramente io e mia madre abbiamo idee assolutamente diverse su come crescere un bambino ( e su moltissime altre cose!!), e ci sta anche:
mia madre ha 70 anni, ed è abituata allo stile educativo rigido che andava una volta.
Il problema è che vedo anche moltissime madri giovani dire continuamente "No!" ai bambini. Ma perchè?
A volte davvero diciamo "No" solo per partito preso, senza pensare se c'è davvero un motivo importante perchè nostro figlio non faccia quello che sta per fare.
Ale non può buttare le cose nel wc o giocare con la sabbietta del gatto, rovesciare le ciotoline dell'acqua e della pappa del gatto, giocare con telefoni e telecomandi, toccare coltelli o cose di vetro.
Per il resto, se una cosa non è davvero pericolosa o diseducativa, lo lascio fare.
Non importa se mentre cucino toglie le cose dalla dispensa e le sparge sul pavimento, non importa se mentre lavo i piatti gioca con la lavastoviglie, non importa se si sporca le manine giocando con i sassi o se si bagna i pntaloncini sedendosi sull'erba umida. Pazienza! E' molto più importante per me lascargli fare quello che ha in mente.
I nostri figli hanno bisogno di fare, di sperimentare, di mettersi alla prova, di libertà. E noi con loro.
Abbiamo bisogno di riprendere la nostra "beginners mind" e guardare il mondo come una continua scoperta.
Forse così capiremmo perchè non ha senso dire sempre "NO".

giovedì 13 luglio 2017

Quando la famiglia esce a cena..

Quando la FAMIGLIA decide di uscire a cena, la MAMMA inizia i preparativi almeno un'ora prima.
Innanzitutto coordina i turni di doccia/capelli/vestiti di tutta la famiglia. 
A lei spetta l'ultimo turno.
Prima deve lavare, asciugare e vestire il nanetto di casa, che essendoci 40 gradi, starebbe volentieri nudo, e quindi oppone resistenza correndo per casa chiappette al vento.
Il tempo della doccia della MAMMA corrisponde al tempo in cui PAPA' asciuga i capelli al bimbo: 30 secondi.
Poi, se per caso il posto in cui si cena non ha un menù adatto ai bimbi, deve preparare la pappa da portare, senza farsi vedere dal bambino che altrimenti inizia a urlare "Pappe Pappeee!!!".
Inizia a preparare la minestrina, che con questo caldo è proprio quello che ci vuole..
Nel frattempo rimanda a cambiarsi almeno un paio di volte il compagno che arriva con abbinamenti improbabili.
Mentre la pappa cuoce prepara la BORSA con il necessario per ogni evenienza (Farà freddo? Caldo? Si annoierà?Ci saranno le zanzare?). 
Il tutto in accappatoio, perché non ha ancora avuto modo di vestirsi.
Quando finalmente tutto e tutti sono pronti ad uscire si rende conto che deve ancora vestirsi, truccarsi e magari pettinarsi.
Nel frattempo il nanetto ha capito che si esce, quindi inizia ad agitarsi davanti alla porta.
PAPA', dopo 2 minuti, arriva con la frase "Sei pronta??" mentre MAMMA è davanti all'armadio aperto e medita di uscire con la camicia da notte e il mollettone nei capelli.
In qualche modo la FAMIGLIA riesce a uscire, ma appena arrivati in macchina MAMMA si accorge che PAPA' ha dimenticato l'unica cosa che doveva prendere lui, la più importante:
Il ciuccio.
Quindi deve correre di nuovo in casa a prenderlo.
E mentre si dirigono al ristorante la MAMMA pensa "Ma una pizza d'asporto no???"

mercoledì 12 luglio 2017

Ho perso 3 chili ....

Come vi avevo raccontato qui, da quando sono diventata mamma sono in lotta costante con il mio peso.
Non che io sia in grave sovrappeso...anzi, secondo le tabelle del Bmi sono normopeso.
Ma la gravidanza mi ha lasciato diversi kg di troppo, considerando che prima di rimanere incinta facevo 20 di corsa a settimana, stavo molto attenta all'alimentazione, e pesavo 10 kg in meno..e si è portata via il mio punto vita!
Mi sono data mille scadenze per dimagire.."Entro dicembre", "Entro gennaio", "Entro Pasqua"..tutte fallite.
Poi il mese scorso, ormai in ritardissimo per la prova costume, ho deciso di buttarmi e provare seriamente a stare un po' a dieta.
Ebbene: ho perso 3 kg. Certo non sono questo granchè..ma per me è un grande risultato.
Come ho fatto? Ho semplicemente mangiato meno e meglio.
Ho eliminato i cibi che sapevo farmi male, come il cioccolato e i biscotti, ho diminuito la pasta, ho mangiato più verdure.
Non ho preso nessuno dei miracolosi beveroni o sostitutivi dei pasti che mi propongono quasi quotidianamente su Instagram e Facebook, semplicemente perchè credo che queste diete, benchè quasi certamente efficaci, non insegnino a mangiare meglio, e non ci portino a conoscere davvero il nostro corpo.
L'unica cosa che ho usato è stato il Concentrato di Aloe (buonissimo!!) della ditta tedesca LR, per depurare un po' il mio organismo dai troppi zuccheri.
Semplice, ma anche estremamente impegnativo.
Perchè sebbene sono convinta che tutti noi, in fondo, sappiamo benissimo cosa serva a farci stare meglio, farlo poi non è così automatico.
Si tratta di cambiare abitudini, stili di vita, modi di pensare..
Beh, io comunque per ora ce l'ho fatta...e spero di continuare così.
Il mio obiettivo è perdere altri 2/3 kg.. con calma..e in modo compatibile al mio attuale stile di vita.
Ce la farò entro fine anno??
:) :)

giovedì 6 luglio 2017

Ma non lo mandi al nido??

Più o meno da quando Ale aveva  sei mesi mi sento ripetere in continuazione questa domanda: "Va al nido?" Seguita di solito da "Ma come mai non lo mandi al nido?"
Sembra che ormai sia un diktat mandare i bambini al'asilo nido..e in effetti la maggior parte dei bambini che conosco ci va.
Alessandro no. Per 3 semplici ragioni:
1- Sono a casa dal lavoro. Ho fatto la scelta di lasciare il lavoro proprio per stare più tempo possibile con mio figlio, ed è quello che cerco di fare ogni giorno;
2- Il fatto di aver lasciato il lavoro comporta qualche sacrificio economico. Quindi in questo momento non me la sentirei di spendere soldi per una retta mensile medio/alta;
3- Ho la fortuna di avere ben 4 nonni disponibilissimi, pronti a darmi una mano in caso di bisogno o a  cui posso lasciare Ale se ho un impegno.
Se una delle 3 condizioni qui sopra dovesse cambiare potrei pensare al nido, non ci vedo nulla di male. Anzi, se non avessi nessuno a cui chiedere aiuto in caso di bisogno sono certa che mi rivolgerei ad una struttura qualificata: conosco mamme che per vari motivi si trovano sole e la loro vita sarebbe impossibile senza un appoggio.
Ma per ora non sento questa necessità.
Pare però che questa mia scelta sia incomprensibile ai più. I bimbi devono andare al nido, perché stanno bene con gli altri bimbi, perché gli fanno fare tantissime attività, perché sennò "rimangono indietro".
Come se Ale vivesse isolato dal mondo e non incontrasse bambini della sua età; come se io gli facessi passare la giornata abbandonato a se stesso senza fargli fare nulla. E poi "rimanere indietro" rispetto a cosa? C'è forse una qualche competizione di cui non sono stata informata?
Tanto che lo scorso weekend, mentre al ristorante Ale mangiava l'omogenizzato di frutta da solo, con il cucchiaino, una signora si è complimentata: "Ma che bravo, mangi già da solo? Vai al nido vero?"
"No signora" gli ho risposto "gli ho insegnato io". Anzi, a dir la verità ha imparato da solo: io gli ho solo mostrato come tenere in cucchiaio in mano quando ha mostrato interesse.
Siamo talmente abituati ad un certo tipo di routine, ad un certo tipo di gestione dei bambini che ci viene difficile pensare che i bambini possano crescere serenamente insieme alla loro mamma, o insieme ai nonni?
In fondo stiamo parlando di bambini molto piccoli.
A volte mi fa un po' paura la direzione che sta prendendo la nostra società.

venerdì 30 giugno 2017

Friday book: Smettila di fare i capricci

Ieri Alessandro ha avuto il suo primo, vero episodio di capriccio.
Stavo finendo di pranzare, lui era in fianco a me nel seggiolone, e assaggiava un po'del mio pranzo.
Improvvisamente ha iniziato a comportarsi in maniera stizzita, allontanando la mano se cercavo di dargli cibo o acqua, e a frignare.
L'ho fatto scendere dal seggiolone, pensando che volesse andare a giocare, ma nulla. Si è piazzato ai miei piedi e ha iniziato a urlare e piangere. Qualiasi cosa abbia provato a fare non ha funzionato: ho provato a prenderlo in braccio, a coccolarlo, a sgridarlo, a distrarlo...nulla.
La cosa è durata circa 15 minuti, finchè è arrivato il papà dal lavoro e la cosa è scemata.
E'stato bruttissimo, non avevo idea di cosa fare. E più lui piangeva e pestava i piedi più in me cresceva l'angoscia, e poi la rabbia. Dentro di me è come se fosse iniziato a suonare un allarme che diceva "Tuo figlio piange!!!Devi farlo smettere!!!!".
Quado il mio compagno mi ha chiesto cosa stesse succedendo sono scoppiata a piangere.
In realtà non avevo idea di cosa fosse successo, e questo mi ha mandato in confusione ancora di più.
Ho letto molti libri riguardo ai capricci, l'ultimo dei quali "Smettila di fare i capricci",di R. Cavallo e A. Panarese, ma in quel momento mi sono scordata tutto.
Perché, ovviamente, la teoria è una cosa, la pratica un'altra.
"Smettila di fare i capricci" mi è piaciuto moltissimo. Parte dal presupposto che i bambini vanno rispettati e ascoltati, e che dietro ad ogni capriccio ci sia un bisogno inespresso.
Gli autori elencano un sacco di esempi comuni di capricci e suggeriscono varie soluzioni, tutte validissime.
Elencano anche cosa non funziona contro i capricci: le punizioni, il rinforzo positivo, il time out...
Insomma davvero un libro interessante e utile.
Ma, a mio parere, i due autori dimenticano due cose:
  1. Per mia esperienza personale posso dire che spesso i capricci non nascondono chissà quale bisogno inconscio. Sono semplicemente un modo in cui i bambini mettono alla prova i loro e i nostri limiti. "Fin dove posso arrivare con le mie richieste? Come sapranno arginare le mie reazioni i miei genitori?" Non c'è nulla di sbagliato in questo, anzi, è un naturale processo di costruzione dell'identità. Ma in questo caso, a mio parere, non c'è molto da fare, se non cercare di stare tranquilli e fermi sulle proprie posizioni;
  2. Ecco, cercare di stare calmi, senza farsi travolgere dall'emotività. Questo, secondo me, è il vero grande scoglio da superare per affrontare i capricci. Gli autori fanno riferimento alla loro esperienza come educatori nelle case famiglia:sono entrati in contatto con diversi bambini, alcuni dei quali molto "difficili", e questo ha permesso loro di sviluppare il loro metodo. Ma questi bambini non erano loro figli. Questo, secondo me, fa una sostanziale differenza. Perchè se sono stata brava e competente, in passato, nel gestire i capricci dei miei nipoti, non è lo stesso con Ale. Perchè per quanto ami profondamente i miei nipoti, nutro verso di loro una responsabilità minore e un maggiore controllo emotivo, cosa che perdo con mio figlio.
Cosa ho imparato, quindi, da questa prima esperienza con i capricci? Tante cose, come l'importanza di stare calma, il non prenderla sul personale, pensare ad un modo qualunque di distrarlo...
Spero solo di non dimenticarmi tutto, di nuovo, al primo strillo!

mercoledì 21 giugno 2017

Lavorare da casa

Nella mia lunga e interessantissima carriera lavorativa ho sempre lavorato in ufficio, come dipendente.
E prima di lavorare in ufficio, mentre studiavo, ho fatto la cameriera e la commessa in un negozio di abbigliamento.
Tutti impieghi in cui c'era un orario di lavoro fisso, e in cui mi è capitato pochissime volte di portarmi a casa il lavoro.
Una volta varcata la porta d'uscita nel mio cervello l'interruttore della sezione "lavoro" si spegneva, fino al giorno dopo.
Ora che invece sto iniziando a lavorare come consulente per la vendita per la Usborne, il mio lavoro si svolge per metà fuori casa, quando organizzo le Book Fair e gli eventi, e metà in casa.
Già, perchè lavorare "in proprio"comporta una grandissimo dispendio di tempo: per cercare persone e strutture interessate, mantenere i contatti, mettersi d'accordo, preparare il materiale. E una volta finito l'evento preparare tutto il materiale da distribuire agli acquirenti.
Ed essendo a casa con un bambino di un anno il tempo a disposizione per queste attività è sempre risicato: lavoro quando lui dorme, o quando è con il papà o i nonni.
Per quanto mi piaccia questo lavoro, la mia priorità è sempre passare tempo di qualità con lui, e dedicarmi a lui completamente quando è con me.
Questo significa che mi ritrovo a lavorare la sera tardi, ad esempio.
Settimana scorsa, per preparare i pacchettini per i libri acquistati dai bimbi di una scuola sono andata a letto all'1 di notte!
E che per dedicarmi a questa attività rubo del tempo da qualche altra parte, ad esempio al tempo di coppia.
Non smetterò mai di essere grata al mio compagno, che mi da il suo appoggio al 100%, e mi aiuta se ne ho bisogno.
Inoltre, non lavorando fuori casa, molte persone non pensano che sia comunque un lavoro a tutti gli effetti. Lo prendono come un passatempo. "Ah ho sentito che vendi libri in inglese..bene dai, così ti tieni un po'impegnata!". Come se fosse una cosa che faccio a tempo perso, e non un vero e proprio lavoro.
E invece non mi sono mai sentita così coinvolta e motivata come in questo momento.
Perchè nonostante tutti i sacrifici in termini di tempo e i salti mortali per riuscire a fare tutto, faccio finalmente qualcosa che mi piace e che mi rappresenta.
Questo lavoro mi permettere di esprimere la mia vena creativa, il mio amore per i bambini e per la lingua inglese, e anche di utilizzare le mie capacità organizzative.
Certo, lavorare da casa non è semplice, per nulla. E' un delicato insieme di equilibri che si devono incastrare alla perfezione. E non sempre ci si riesce.
Ma se penso a quando lavoravo in ufficio, e avendo poco lavoro (lavoravo in amministrazione, ed essendo un lavoro fatto di scadenza cicliche, c'erano parti del mese pienissime e altre vuote) passavo i pomeriggi a cazzeggiare arrabbiandomi al pensiero di quante cose avrei potuto fare e quanto tempo perso, non mi manca per niente.
Certo, la stabilità di avere uno stipendio fisso ogni 10 del mese..quella si mi manca!
Ma spero che, con il tempo, anche questo aspetto si sistemerà.