giovedì 9 novembre 2017

Il momento del distacco

Succede  che dopo aver fatto la mamma a tempo pieno per quasi 20 mesi, d’improvviso  trovo lavoro.
Succede che dopo  molti colloqui finalmente mi va bene.
E trovo lavoro  part time, vicino a casa, in ufficio. Certo, per ora è solo per due mesi per ora, ma è l’occasione che aspettavo.
Ma...tutto questo vuol dire che, dopo quasi due anni di luna di miele con Alessandro, ora ci dovremmo un po’ staccare, anche se solo per qualche ora al giorno.
Pensavo che l’avrei presa meglio, invece sono entrata un po’ in paranoia.
Questa occasione lavorativa non me la posso far sfuggire. Lavorare mi serve, non posso scegliere se andare avanti a stare a casa o meno. Abbiamo bisogno di un altro stipendio.
Eppure non posso non pensare ai mesi  meravigliosi trascorsi a completa disposizione di Ale..è stato bellissimo. Ci sono stati momenti duri, non lo nego, ma la verità è che è stato il periodo più bello della mia vita.

Ho potuto dedicarmi a fare la cosa che preferisco e alla quale tengo di più al mondo: fare la mamma. Il senso di unione e di appartenenza che ho provato fino ad ora mi ha riempito di gioia.
E ora Ale deve fare il primo piccolo passo lontano da me, e mi si stringe  il cuore.
So che è giusto, so che è pronto, che gli farà anche bene..eppure...eppure accettare che questa fase della nostra vita sia finita mi fa male.
Lo so, ci passano tutte le mamme, ed è dura per tutte..
Vi chiedo allora di mandarmi la vostra energia positiva, che ci sostenga in questo momento di passaggio.
E ci dia la forza di affrontarlo con il sorriso e con la serenità che ci ha accompagnato fino ad ora.

venerdì 3 novembre 2017

No Spend Month

Vi ho parlato venerdì scorso del libro "The no spend year", e vi ho raccontato quanto questo libro mi abbia fatto riflettere sul mio modo di spendere i soldi.
E devo dire che, nonostante io sia una persona abbastanza morigerata nelle spese, ci sono molti ambiti in cui posso migliorare.
Uno di questi è la spesa.
Rimango stupita ogni mese da quanto la spesa per gli alimentari sia la cifra che incide di più, dopo il mutuo, sul nostro budget familiare.
Nonostante non mangiamo caviale e filetto ogni giorno, (anzi, devo dire che mangiamo in modo molto banale) arriviamo a spendere circa 500 € al mese per alimenti, detersivi e prodotti per l'igiene personale.
Mi sono interrogata molto su come far scendere un po'questa cifra, e ho capito che non si tratta di passare a prodotti alimentari scadenti. Ci tengo moltissimo alla qualità di quello che mangiamo.
Si tratta di fare una spesa mirata e intelligente.
Ho dato un'occhiata approfondita alla notra dispensa:è piena, stracolma.
Eppure ogni settimana torno dal supermarket con almeno 4 borse di prodotti.
E, mi spiace ammetterlo, molti di questi non vengono utilizzati se non dopo molto tempo.
Se sono a lunga conservazione questo va anche bene, ma che dire di quella verdura comprata per il minestrone che poi non ho più avuto tempo di fare ed è marcita in frigo?
Oppure di quel formaggio fresco comprato per fare il risotto del quale mi sono completamente scordata e che è scaduto?
Capita poi spesso di comprare alcuni ingredienti particolari per realizzare una ricetta, cosa che poi non so come usare e rimangono li, aperti, per mesi.
E tutta quella pasta che giace nel secondo scaffale, ma che non usiamo perchè sono formati strani e che ci mettono molto tempo a cuocere e quindi poi facciamo sempre gli spaghetti?
Senza contare, e qui mi vergogno davvero, dei prodotti presi "a caso" al Carrefour nell'ultimo mese per arrivare alla soglia punti necessaria per prendere ad Alessandro un pupazzetto dei super eroi.. come se ne avesse bisogno!
Insomma, c'è molto da fare. E dato che tra poco è dicembre, un mese ricco di cene, dolcetti da preparare ecc.. ho deciso che novembre sarà un mese di consumi ridotti.
Il digiuno prima dell'abbuffata!
A novembre il nostro budget per la spesa sarà dimezzato: 250 €.
In questo modo non solo risparmierò qualche soldino, ma soprattutto avrò finalmente modo di sfruttare tutti gli ingredienti che già ho in dispensa e che altrimenti verrebbero di nuovo dimenticati.
Ce la farò? Seguitemi, e vi aggiornerò!

venerdì 27 ottobre 2017

Friday Book: "The no spend year"


Qualche mese fa, sfogliando una rivista, sono rimasta colpita dalla recensione di un libro dal titolo “The no spend year”.
L’ho messo subito nella lista dei desideri di Amazon e, prima delle vacanze estive, l’ho acquistato.
Il libro racconta di una giornalista inglese, Michelle Mcgagh, che ha deciso di trascorrere un anno della sua vita non spendendo soldi, o meglio, spendendo solo lo stretto necessario.
Ha stabilito un budget per ogni settore di spesa (alimentari, trasporti, detersivi ecc..), e per  un anno ha rispettato rigorosamente le regole autoimposte.
Per esempio, ha scelto di non spendere più nulla in trasporti, ma di andare ovunque in bicicletta. Ha deciso di non spendere in prodotti di bellezza (ad esclusione di quelli per l’igiene personale) e di non comprare scarpe o vestiti.
Ha deciso di eliminare il budget delle vacanze per intraprendere, invece del solito viaggio all’estero, una vacanza in bicicletta, dormendo sotto lo stelle.
Insomma, di scendere dalla ruota del consumismo.
L’autrice non manca di descrivere tutte le difficoltà incontrate, la paura di sentirsi emarginata, la tristezza per essersi persa molte cose con i suoi amici, le difficoltà fisiche.
Ho trovato il libro molto interessante, e mi ha fatto riflettere.
Ovviamente molte delle soluzioni da lei adottate per risparmiare non sono alla portata di tutti, soprattutto di chi non abita in una grande città come Londra o ha dei figli.
Ma al di là delle sue scelte, mi ha fatto molto pensare a quanto soldi spendiamo senza rendercene conto:l’autrice fa l’esempio delle spese per trucchi e smalti, che spesso vengono comprati d’impulso, grazie al fatto che costano poco, e poi vengono abbandonati nei cassetti, oppure si soldi spesi per caffè, snack o cene da asporto last minute Perche non abbiamo voglia di cucinare.
Perchè se dobbiamo fare una spesa importante tutti ci riflettiamo un po', mentre per le piccole spese frugali di ogni giorno pensiamo "Va beh, sono 10 €, che vuoi che sia?"
Solo che la somma di tante piccole spese, in un anno, diventano una spesa non indifferente.
Inoltre l'autrice sottolinea come molte volte ci sentiamo "costretti" a spendere per convenzione sociale. Come ad esempio quando siamo "costretti" ad incontrare gli amici per l'aperitivo o per una cena perchè così fanno tutti, non pensando che ci sono molti altri modi per incontrarsi, magari più economici.
Ma siamo talmente abituati a vivere "da consumatori" che non ce ne rendiamo conto.
Davvero spendiamo molto di più di quello che ci sembra, e in cose che non ci danno nessun piacere, se non momentaneo.
Chissà che prima o poi anche io non decida di fare un esperimento del genere..magari solo per un mese, giusto per vedere davvero quanto si può risparmiare cambiando un po' le abitudini.

lunedì 18 settembre 2017

Cercasi personale sterile

Qualche settimana fa ho sostenuto un colloquio in un'azienda vicina a casa, che cercava un'impiegata amministrativa part time.
Sono stata molto felice che mi chiamassero per il colloquio: il posto era vicino, l'orario perfetto, la mansione quella per la quale sono preparata.
Ma durante il colloquio con la responsabile amministrativa è emerso il solito scottante argomento: i figli.
Mi è stato chiesto quale era la mia situazione personale, se avessi figli.
E poi è partito il solito discorso "Ah quindi lei ha un figlio piccolo..e ha 35 anni..immagino che vorrà un secondo figlio".
Ho risposto sorridente che non ci pensavo, per il momento. Se avessi voluto un secondo figlio subito non avrei cercato lavoro. Me ne sarei stata a casa tranquilla con la mia disoccupazione.
La risposta è stata la solita: non vorremmo assumere una persona (anche se si trattava di un contratto di soli tre mesi, inizialmente) che poi resta a casa in maternità.
Sono uscita dal colloquio atterrita. Ero sicura si essere perfetta per il ruolo che cercavano, ma altrettanto sicura che la questione figli avrebbe pesato moltissimo. Ho mandato un messaggio al mio compagno in lacrime per l'amarezza.
E non mi sbagliavo.
L'agenzia per il lavoro mi ha chiamato stamattina per avvisarmi che hanno scelto un'altra persona.
Certo, non posso essere sicura che mi abbiano scartato proprio per la questione figli, ma visto il tenore del colloquio credo proprio di si.
Ho fatto 4 colloqui da quando mi sono dimessa, a dicembre.
In tutti si è ripetuto il copione scritto sopra.
Se una donna intorno alla trentina cerca lavoro, e non ha figli, il pensiero delle aziende è sempre "Mmm..a questa età questa prima o poi resta incinta".
Se ha già un figlio probabilmente ne vorra un altro, se ne ha già due magari vuoi il terzo, o magari é poco concentrata sul lavoro..
Insomma non va mai bene.
Negli annunci di lavoro potrebbero addirittura scrivere "Cerco segretaria amministrativa part time, che non può o non vuole avere figli".
E io per l'ennesima volta sono qui, con amarezza, a scrivere che il lavoro e la maternità sembrano inconcigliabili.
E ho paura di aver deluso ancora una volta tutte le persone vicine a me che vogliono che trovi lavoro .
Ho paura per il futuro.
Ho paura perchè questo secondo figlio, che non c'è ancora, in realtà per qualcuno rappresenta già un problema.
E ho paura che se le cose non cambiano, probabilmente non arriverà mai.

giovedì 14 settembre 2017

Friday Book: L'asilo nel bosco

Mi sono appena resa conto di non avervi ancora parlato di questo meraviglioso libro, che ho letto durante le vacanze e a cui avevo già accennato su Instagram.
E 'uno di quei libri che smetto di sotolineare (si, di solito sottolineo le frasi che mi piacciono di più) perchè mi accorgo che dovrei sottolineare tutta la pagina.
Questo libro parla dell'esperienza degli "Asili nel Bosco", e nello specifico del primo di questi, ad Ostia Antica.
Come suggerisce il nome si tratta di asili in cui il rapporto con la natura viene al primo posto: ispirandosi ai progetti già esistenti nel nord Europa, queste meravigliose persone hanno creato un posto dove i bambini possono giocare, passeggiare,correre, scoprire nella natura.
Scordatevi la mezz'ora d'aria nel cortile dell'asilo, dopo ore trascorse in aula: qui si sta fuori sempre.
Anche se piove.
Basta avere i vestiti adatti.
Le attività e le giornate sono organizzate in base alle stagioni, e i bambini possono disporre ovviamente anche di posti al coperto, ma l'apprendimento avviene all'aperto.
Ogni parola di questo libro mi ha ispirato: quanto vorrei ci fosse un asilo del genere anche dalle nostre parti.
Quanto vorrei che Ale ci potesse andare.
Ne parlavo con un'amica maestra, la quale mi ha svelato che, in realtà, probabilmente sarebbero pochi i genitori disposti a far frequentare ai loro figli un asilo del genere.
Mi ha raccontato infatti come ogni anno, puntualmente, riceva lamentele dai genitori per il fatto di far fare la ricreazione ai bambini in giardino e non in aula: d'inverno, perchè fa freddo. L'autunno è umido, e piove, quindi non si esce. In primavera e in estate fa caldo, i bambini sudano troppo e poi li pungono le zanzare.
Queste sono le cose che si sente dire dai genitori.
Mi sono cadute le braccia.
E non mi stupisco che sia così: lo vedo con i miei occhi ogni giorno quanto i bambini di oggi siano lontani dalla natura e profondamente ignoranti su di essa.
E non parlo di ignoranza nozionistica. Parlo di ignoranza esperienziale.
Quanti bambini oggi sanno cosa si provi a camminare a piedi nudi nell'erba, fare le capriole giù per una collina, o giocare nel fango dopo la pioggia?
Abbiamo dimenticato quanto il legame con la natura sia parte del nostro essere, e di come sia terapeutico. Non solo per i bambini.
Sogno che nel futuro realtà del genere si moltiplichino, contagino le scuole tradizionali, e ci riportino un pezzo di culura che rischiamo di perdere per sempre.



domenica 3 settembre 2017

Le nostre vacanze inaspettate

E' passata già una settimana dal rientro dalle vacanze, e mi sono resa conto ora di non avere scritto ancora nulla a riguardo.
E'che è stata una settimana "impegnativa": il papi che rientra al lavoro, io e Ale alle prese con nuovi ritmi e nuove esigenze, le cose delle vacanze da sistemare..insomma, la settimana è volata!
Quest'anno le vacanze sono stare un po' diverse dal solito: già, perché non abbiamo scelto noi dove andare. A inizio primavera, quando iniziavo già ad immaginare le nostre vacanze al mare o in montagna (e stavo iniziando a guardare scioccata i prezzi!!) un amico di famiglia ci ha offerto le chiavi della sua casa sul Lago Maggiore.
Si trattava di una casa in collina, a circa 15 minuti dal lago. Non ci eravamo mai stati, ma abbiamo comunque deciso di accettare la sua gentilissima offerta.
Ci sabbiamo trascorso qualche weekend a luglio, e ci siamo scontrati con l'enorme scomodità di questa sistemazione: la casa è in un piccolo borgo, non ci si arriva in macchina, ma bisogna parcheggiare e fare un pezzo a piedi; l'appartamento è al secondo piano, quindi scale e scale da fare con il bambino (e il passeggino) sotto braccio; il paesino non offre nulla: non un negozio, o un bar..nulla.
E inoltre la strada per scendere è tutta a curve.
Potete capire come mai non ero tanto entusiasta di passare li le nostre vacanze estive.
Ma ormai i prezzi per il mare erano davvero alle stelle...e con la nostra attuale situazione economica non mi andava di spendere 1000€ (o più) per solo pochi giorni.
Così siamo partiti.
Il secondo giorno ha piovuto tutto il pomeriggio, e io già volevo tornare.
Invece poi, con il passare dei giorni, le cose sono iniziate a cambiate, in meglio, e questa si è rivelata proprio la vacanza giusta per noi.
Il fatto che nel borgo non ci fosse nulla, tranne tanta tanta natura, ci ha permesso di crearci la nostra vacanza su misura, e di staccare completamente dalla nostra routine. Se ci fossero stati negozi, o un parchetto, avremmo finito per passare la solita vacanza che passano tutte le famiglie con bambini piccoli: spesa mattutina, parchetto, pisolino pomeridiano, parchetto, cena, parchetto.
Invece abbiamo passeggiato a lungo nei boschi, scoperto sentieri bellissimi immersi nel verde, incontrato animali meravigliosi, goduto del fresco e dell'aria pura. Siamo anche andati qualche volta al lago, ma la tranquillità del borgo ci ha definitivamente conquistato.
Alessandro è quello che si è divertito più di tutti. Io che pensavo che sarebbe stato una cattiveria non portarlo al mare ho dovuto ricredermi. Vederlo giocare libero nel bosco, scavando buche, raccogliendo pigne, castagne, e legnetti, immerso nel mondo naturale e completamente a suo agio mi ha riempito il cuore.
Ho riscoperto il piacere di stare nel bosco. Ho immerso le mani nella sua terra profumata e contemplato il silenzio di quei luoghi magici.
Le scomodità ci sono state eh, ma tutta la bellezza e la tranquillità che abbiamo respirato hanno compensato.
Non vediamo l'ora di ritornare in autunno, per mostrare ad Ale i cambiamenti del bosco, e raccogliere le castagne.
E già ci immagino a percorrere insieme i sentieri nel bosco con la neve.

lunedì 7 agosto 2017

Buone vacanze!

Da venerdì il mio compagno è ufficialmente in ferie, e così anche per me e Alessandro sono cominciate le vacanze.
Perchè quest'anno per me "essere in vacanza" vuol dire stare in famiglia, finalmente.
E 'incredibile quanto risicato sia il tempo da passare tutti e tre insieme..e io sono una di quelle fortunate, perchè il mio compagno lavora vicino a casa e alle 17 esce dal lavoro. Ho amiche che fino alle 20 non rivedono i loro compagni.
E se il tempo "a tre" è poco, quello "a due" è quasi completamente scomparso, fagocitato dal bambino, ovviamente, dalle tante cose da fare, dagli impegni, anche dagli amici, a cui ci dedichiamo con gioia appena abbiamo un momento libero.
Ci sono dei momenti in cui mi trovo a chidermi "Ma dove siamo finiti noi?"
So che è normale: la nostra vita è radicalmente cambiata, è diventata piena e ricchissima d'amore grazie al nostro bimbo..ma tutta questa pienezza spesso non lascia spazio ad altro.
Ci si trova a fare discorsi che durano il tempo di una sigla dei cartoni animati,e  a scambiarsi parole che si ripetono uguali ogni giorno "Ha fatto il bravo oggi? Ha dormito? Cosa mangiamo per cena?"
Quindi per me quest'anno vacanza significa uscire dalla routine, trovare nuovi spazi nostri, godere a vicenda della compagnia dell'altro.
Non voglio fare troppi progetti, perchè so che le aspettative rovinano il presente: anche se in queste tre settimane vorrei fare mille cose so che non riusciremo a fare tutto, e in fondo so che va bene così.
Auguro a tutti voi un'estate allegra, rilassante, vissuta con gioia e pienezza, che ci ricarichi le batterie e ci faccia riscoprire la gioia di stare, semplicemente, insieme.

venerdì 21 luglio 2017

Quanto mi manca viaggiare...

Uno dei miei migliori amici sta visitando l' Irlanda, in questi giorni.
Mi manda delle foto meravigliose di alte scogliere, cieli azzurri e brughiere verdissime, che mi fanno sospirare.
Perchè una delle cose che mi manca di più della mia vita da "non mamma" è viaggiare.
Mi manca iniziare a discutere a febbraio della meta da visitare ad agosto, passare settimane a controllare i voli per trovare la soluzione più conveniente, e poi iniziare a costruire l'itinerario insieme.
Mi manca partire all'avventura, con solo l'aereo e la macchina a noleggio prenotati, liberi di girare in lungo e in largo senza mete prefissate.
Si, perchè non siamo mai stati una coppia da viaggio organizzato o da villaggio turistico.
Ho sempre organizzato e prenotato io tutti i nostri viaggi: un po'per risparmiare, dato che il budget per le vacanze è sempre stato limitato, un po'per provare davvero la libertà di scegliere ogni giorno dove andare, cosa vedere, quanto restare.
Il mio motto è sempre stato "Va bene tutto, basta andare!" quindi nei nostri viaggi abbiamo soggiornato spesso in ostelli e bad& breakfast, mangiato panini in riva al mare e risparmiato un po'su tutto, pur di visitare il posto che volevamo.
Siamo amanti del fresco, quindi siamo stati quasi sempre nel nord europa: Scozia (4 volte!!), Irlanda, Svezia, ma anche Corsica e Spagna.
L'ultimo viaggio è stato ad agosto 2015, in Norvegia, ed è stato anche il primo viaggio di Ale, che allora era un fagiolino di un mese nella mia pancia.
Chiaramente adesso che c'è Ale è un po'più difficile fare quel tipo di viaggi.
Lo so, ci sono molti genitori che lo fanno. Ho incontrato moltissime volte, soprattutto in nord europa, coppie con bambini piccolissimi in viaggio solo con un paio di zaini. E mi sono detta "Lo faremo anche noi!!".
Poi però subentra l'ansia che non sia una vacanza adatta ad un neonato, che per Ale sia troppo sbattimento, che ci dobbiamo portare dietro la casa, che "Poi cosa gli diamo da mangiare??" ecc..ecc...
Senza contare che il budget a nostra disposizione per le vacanze, se prima era limitato, oggi è quasi sparito!
E quindi mi accontento delle nostre vacanze tranquille a 2 ore da casa, sapendo che moltissime persone non possono permettersi nemmeno quelle,
e mi dico "Ah ma l'anno prossimo andiamo all'estero eh!!"
E voi? Vi manca viaggiare? O siete di quelli che viaggiano anche con i bimbi?
E quale è la vostra vacanza del cuore?
La mia è la settimana che abbiamo fatto in Svezia, d'inverno. Ancora mi sogno le strade bianche e gli alberi coperti di neve, e le renne che ci camminavano in fianco..

mercoledì 19 luglio 2017

Gli lasci fare tutto!!!

Una delle innumerevoli, immancabili, utilissime critiche che ricevo da mia madre sul modo in cui educo Alessandro è :"Gli lasci fare tutto".
Oltre a sostenere che gli do poco da mangiare (??), che lo coccolo troppo (???), che lo metto a letto troppo presto dopo pranzo (?????) e altre mille cose, è profondamente convinta, infatti, che io stia crescendo un bambino selvaggio e senza regole.
Perche, secondo lei, Alessandro può fare tutto quello che vuole.
Ovviamente non è così, Ale non fa TUTTO quello che vuole.
Ma certamente gli permetto di fare molte più cose di quelle che mia madre lasciava fare a me (cioè praticamente nulla).
Vi faccio un paio di esempi:
  • L'altro giorno eravamo al mercato, Ale era nel passeggino e si stava annoiando. L'ho fatto scendere dal passeggino e ha camminato un po' al mio fianco, quando ad un certo punto ha visto una micro pozzanghera e ci ha messo dentro il piedino. Mi sono messa in fianco a lui e gli ho fatto vedere a pestare i piedini per schizzare l'acqua, così  si è messo a ridere e ha giocato qualche minuto tranquillo. Non mi sembrava di aver fatto nulla di strano o pericoloso: c'erano 30 gradi, Ale aveva i sandalini di gomma, l'acqua era davvero pochissima. Eppure secondo mia madre avrei dovuto portarlo via, "Si sporca tutto!"e "Non può fare tutto quello che vuole!!"
  • Ale ama moltissimo i libri. Li apre, li sfoglia in continuazione, ce li porta per farseli leggere. E questa è una cosa che mi rende felicissima. Prima di fare i riposini e la nanna serale di solito leggiamo insieme un libro, seduti per terra. A volte Ale prende un libro e me lo porta, altre volte inizio io a leggerne uno, e lui o si avvicina e si siede in braccio, o ascolta continuando a giocare, o mi chiude il libro che ho in mano e me ne porta un altro. Ecco, secondo mia madre non dovrei permettergli di scegliere il libro che vuole sentire: devo decidere io cosa leggergli, perchè lui è piccolo e deve imparare a non imporsi. La trovo una cosa totalemnete senza senso! I libri che ha a disposizione sono tutti adatti a lui, quindi perchè non dovrebbe scegliere cosa vuole sentirsi leggere? "Eh ma lui vuole sempre lo stesso!" E'vero, ci sono magari settimane in cui mi chiede di leggergli sempre lo stesso libro. E quindi? Non ci vedo nulla di strano! Sappiamo tutti quanto i bambini amino la ripetizione!
Questi sono solo due episodi, ma potrei citarne altri mille. Chiaramente io e mia madre abbiamo idee assolutamente diverse su come crescere un bambino ( e su moltissime altre cose!!), e ci sta anche:
mia madre ha 70 anni, ed è abituata allo stile educativo rigido che andava una volta.
Il problema è che vedo anche moltissime madri giovani dire continuamente "No!" ai bambini. Ma perchè?
A volte davvero diciamo "No" solo per partito preso, senza pensare se c'è davvero un motivo importante perchè nostro figlio non faccia quello che sta per fare.
Ale non può buttare le cose nel wc o giocare con la sabbietta del gatto, rovesciare le ciotoline dell'acqua e della pappa del gatto, giocare con telefoni e telecomandi, toccare coltelli o cose di vetro.
Per il resto, se una cosa non è davvero pericolosa o diseducativa, lo lascio fare.
Non importa se mentre cucino toglie le cose dalla dispensa e le sparge sul pavimento, non importa se mentre lavo i piatti gioca con la lavastoviglie, non importa se si sporca le manine giocando con i sassi o se si bagna i pntaloncini sedendosi sull'erba umida. Pazienza! E' molto più importante per me lascargli fare quello che ha in mente.
I nostri figli hanno bisogno di fare, di sperimentare, di mettersi alla prova, di libertà. E noi con loro.
Abbiamo bisogno di riprendere la nostra "beginners mind" e guardare il mondo come una continua scoperta.
Forse così capiremmo perchè non ha senso dire sempre "NO".

giovedì 13 luglio 2017

Quando la famiglia esce a cena..

Quando la FAMIGLIA decide di uscire a cena, la MAMMA inizia i preparativi almeno un'ora prima.
Innanzitutto coordina i turni di doccia/capelli/vestiti di tutta la famiglia. 
A lei spetta l'ultimo turno.
Prima deve lavare, asciugare e vestire il nanetto di casa, che essendoci 40 gradi, starebbe volentieri nudo, e quindi oppone resistenza correndo per casa chiappette al vento.
Il tempo della doccia della MAMMA corrisponde al tempo in cui PAPA' asciuga i capelli al bimbo: 30 secondi.
Poi, se per caso il posto in cui si cena non ha un menù adatto ai bimbi, deve preparare la pappa da portare, senza farsi vedere dal bambino che altrimenti inizia a urlare "Pappe Pappeee!!!".
Inizia a preparare la minestrina, che con questo caldo è proprio quello che ci vuole..
Nel frattempo rimanda a cambiarsi almeno un paio di volte il compagno che arriva con abbinamenti improbabili.
Mentre la pappa cuoce prepara la BORSA con il necessario per ogni evenienza (Farà freddo? Caldo? Si annoierà?Ci saranno le zanzare?). 
Il tutto in accappatoio, perché non ha ancora avuto modo di vestirsi.
Quando finalmente tutto e tutti sono pronti ad uscire si rende conto che deve ancora vestirsi, truccarsi e magari pettinarsi.
Nel frattempo il nanetto ha capito che si esce, quindi inizia ad agitarsi davanti alla porta.
PAPA', dopo 2 minuti, arriva con la frase "Sei pronta??" mentre MAMMA è davanti all'armadio aperto e medita di uscire con la camicia da notte e il mollettone nei capelli.
In qualche modo la FAMIGLIA riesce a uscire, ma appena arrivati in macchina MAMMA si accorge che PAPA' ha dimenticato l'unica cosa che doveva prendere lui, la più importante:
Il ciuccio.
Quindi deve correre di nuovo in casa a prenderlo.
E mentre si dirigono al ristorante la MAMMA pensa "Ma una pizza d'asporto no???"

mercoledì 12 luglio 2017

Ho perso 3 chili ....

Come vi avevo raccontato qui, da quando sono diventata mamma sono in lotta costante con il mio peso.
Non che io sia in grave sovrappeso...anzi, secondo le tabelle del Bmi sono normopeso.
Ma la gravidanza mi ha lasciato diversi kg di troppo, considerando che prima di rimanere incinta facevo 20 di corsa a settimana, stavo molto attenta all'alimentazione, e pesavo 10 kg in meno..e si è portata via il mio punto vita!
Mi sono data mille scadenze per dimagire.."Entro dicembre", "Entro gennaio", "Entro Pasqua"..tutte fallite.
Poi il mese scorso, ormai in ritardissimo per la prova costume, ho deciso di buttarmi e provare seriamente a stare un po' a dieta.
Ebbene: ho perso 3 kg. Certo non sono questo granchè..ma per me è un grande risultato.
Come ho fatto? Ho semplicemente mangiato meno e meglio.
Ho eliminato i cibi che sapevo farmi male, come il cioccolato e i biscotti, ho diminuito la pasta, ho mangiato più verdure.
Non ho preso nessuno dei miracolosi beveroni o sostitutivi dei pasti che mi propongono quasi quotidianamente su Instagram e Facebook, semplicemente perchè credo che queste diete, benchè quasi certamente efficaci, non insegnino a mangiare meglio, e non ci portino a conoscere davvero il nostro corpo.
L'unica cosa che ho usato è stato il Concentrato di Aloe (buonissimo!!) della ditta tedesca LR, per depurare un po' il mio organismo dai troppi zuccheri.
Semplice, ma anche estremamente impegnativo.
Perchè sebbene sono convinta che tutti noi, in fondo, sappiamo benissimo cosa serva a farci stare meglio, farlo poi non è così automatico.
Si tratta di cambiare abitudini, stili di vita, modi di pensare..
Beh, io comunque per ora ce l'ho fatta...e spero di continuare così.
Il mio obiettivo è perdere altri 2/3 kg.. con calma..e in modo compatibile al mio attuale stile di vita.
Ce la farò entro fine anno??
:) :)

giovedì 6 luglio 2017

Ma non lo mandi al nido??

Più o meno da quando Ale aveva  sei mesi mi sento ripetere in continuazione questa domanda: "Va al nido?" Seguita di solito da "Ma come mai non lo mandi al nido?"
Sembra che ormai sia un diktat mandare i bambini al'asilo nido..e in effetti la maggior parte dei bambini che conosco ci va.
Alessandro no. Per 3 semplici ragioni:
1- Sono a casa dal lavoro. Ho fatto la scelta di lasciare il lavoro proprio per stare più tempo possibile con mio figlio, ed è quello che cerco di fare ogni giorno;
2- Il fatto di aver lasciato il lavoro comporta qualche sacrificio economico. Quindi in questo momento non me la sentirei di spendere soldi per una retta mensile medio/alta;
3- Ho la fortuna di avere ben 4 nonni disponibilissimi, pronti a darmi una mano in caso di bisogno o a  cui posso lasciare Ale se ho un impegno.
Se una delle 3 condizioni qui sopra dovesse cambiare potrei pensare al nido, non ci vedo nulla di male. Anzi, se non avessi nessuno a cui chiedere aiuto in caso di bisogno sono certa che mi rivolgerei ad una struttura qualificata: conosco mamme che per vari motivi si trovano sole e la loro vita sarebbe impossibile senza un appoggio.
Ma per ora non sento questa necessità.
Pare però che questa mia scelta sia incomprensibile ai più. I bimbi devono andare al nido, perché stanno bene con gli altri bimbi, perché gli fanno fare tantissime attività, perché sennò "rimangono indietro".
Come se Ale vivesse isolato dal mondo e non incontrasse bambini della sua età; come se io gli facessi passare la giornata abbandonato a se stesso senza fargli fare nulla. E poi "rimanere indietro" rispetto a cosa? C'è forse una qualche competizione di cui non sono stata informata?
Tanto che lo scorso weekend, mentre al ristorante Ale mangiava l'omogenizzato di frutta da solo, con il cucchiaino, una signora si è complimentata: "Ma che bravo, mangi già da solo? Vai al nido vero?"
"No signora" gli ho risposto "gli ho insegnato io". Anzi, a dir la verità ha imparato da solo: io gli ho solo mostrato come tenere in cucchiaio in mano quando ha mostrato interesse.
Siamo talmente abituati ad un certo tipo di routine, ad un certo tipo di gestione dei bambini che ci viene difficile pensare che i bambini possano crescere serenamente insieme alla loro mamma, o insieme ai nonni?
In fondo stiamo parlando di bambini molto piccoli.
A volte mi fa un po' paura la direzione che sta prendendo la nostra società.

venerdì 30 giugno 2017

Friday book: Smettila di fare i capricci

Ieri Alessandro ha avuto il suo primo, vero episodio di capriccio.
Stavo finendo di pranzare, lui era in fianco a me nel seggiolone, e assaggiava un po'del mio pranzo.
Improvvisamente ha iniziato a comportarsi in maniera stizzita, allontanando la mano se cercavo di dargli cibo o acqua, e a frignare.
L'ho fatto scendere dal seggiolone, pensando che volesse andare a giocare, ma nulla. Si è piazzato ai miei piedi e ha iniziato a urlare e piangere. Qualiasi cosa abbia provato a fare non ha funzionato: ho provato a prenderlo in braccio, a coccolarlo, a sgridarlo, a distrarlo...nulla.
La cosa è durata circa 15 minuti, finchè è arrivato il papà dal lavoro e la cosa è scemata.
E'stato bruttissimo, non avevo idea di cosa fare. E più lui piangeva e pestava i piedi più in me cresceva l'angoscia, e poi la rabbia. Dentro di me è come se fosse iniziato a suonare un allarme che diceva "Tuo figlio piange!!!Devi farlo smettere!!!!".
Quado il mio compagno mi ha chiesto cosa stesse succedendo sono scoppiata a piangere.
In realtà non avevo idea di cosa fosse successo, e questo mi ha mandato in confusione ancora di più.
Ho letto molti libri riguardo ai capricci, l'ultimo dei quali "Smettila di fare i capricci",di R. Cavallo e A. Panarese, ma in quel momento mi sono scordata tutto.
Perché, ovviamente, la teoria è una cosa, la pratica un'altra.
"Smettila di fare i capricci" mi è piaciuto moltissimo. Parte dal presupposto che i bambini vanno rispettati e ascoltati, e che dietro ad ogni capriccio ci sia un bisogno inespresso.
Gli autori elencano un sacco di esempi comuni di capricci e suggeriscono varie soluzioni, tutte validissime.
Elencano anche cosa non funziona contro i capricci: le punizioni, il rinforzo positivo, il time out...
Insomma davvero un libro interessante e utile.
Ma, a mio parere, i due autori dimenticano due cose:
  1. Per mia esperienza personale posso dire che spesso i capricci non nascondono chissà quale bisogno inconscio. Sono semplicemente un modo in cui i bambini mettono alla prova i loro e i nostri limiti. "Fin dove posso arrivare con le mie richieste? Come sapranno arginare le mie reazioni i miei genitori?" Non c'è nulla di sbagliato in questo, anzi, è un naturale processo di costruzione dell'identità. Ma in questo caso, a mio parere, non c'è molto da fare, se non cercare di stare tranquilli e fermi sulle proprie posizioni;
  2. Ecco, cercare di stare calmi, senza farsi travolgere dall'emotività. Questo, secondo me, è il vero grande scoglio da superare per affrontare i capricci. Gli autori fanno riferimento alla loro esperienza come educatori nelle case famiglia:sono entrati in contatto con diversi bambini, alcuni dei quali molto "difficili", e questo ha permesso loro di sviluppare il loro metodo. Ma questi bambini non erano loro figli. Questo, secondo me, fa una sostanziale differenza. Perchè se sono stata brava e competente, in passato, nel gestire i capricci dei miei nipoti, non è lo stesso con Ale. Perchè per quanto ami profondamente i miei nipoti, nutro verso di loro una responsabilità minore e un maggiore controllo emotivo, cosa che perdo con mio figlio.
Cosa ho imparato, quindi, da questa prima esperienza con i capricci? Tante cose, come l'importanza di stare calma, il non prenderla sul personale, pensare ad un modo qualunque di distrarlo...
Spero solo di non dimenticarmi tutto, di nuovo, al primo strillo!

mercoledì 21 giugno 2017

Lavorare da casa

Nella mia lunga e interessantissima carriera lavorativa ho sempre lavorato in ufficio, come dipendente.
E prima di lavorare in ufficio, mentre studiavo, ho fatto la cameriera e la commessa in un negozio di abbigliamento.
Tutti impieghi in cui c'era un orario di lavoro fisso, e in cui mi è capitato pochissime volte di portarmi a casa il lavoro.
Una volta varcata la porta d'uscita nel mio cervello l'interruttore della sezione "lavoro" si spegneva, fino al giorno dopo.
Ora che invece sto iniziando a lavorare come consulente per la vendita per la Usborne, il mio lavoro si svolge per metà fuori casa, quando organizzo le Book Fair e gli eventi, e metà in casa.
Già, perchè lavorare "in proprio"comporta una grandissimo dispendio di tempo: per cercare persone e strutture interessate, mantenere i contatti, mettersi d'accordo, preparare il materiale. E una volta finito l'evento preparare tutto il materiale da distribuire agli acquirenti.
Ed essendo a casa con un bambino di un anno il tempo a disposizione per queste attività è sempre risicato: lavoro quando lui dorme, o quando è con il papà o i nonni.
Per quanto mi piaccia questo lavoro, la mia priorità è sempre passare tempo di qualità con lui, e dedicarmi a lui completamente quando è con me.
Questo significa che mi ritrovo a lavorare la sera tardi, ad esempio.
Settimana scorsa, per preparare i pacchettini per i libri acquistati dai bimbi di una scuola sono andata a letto all'1 di notte!
E che per dedicarmi a questa attività rubo del tempo da qualche altra parte, ad esempio al tempo di coppia.
Non smetterò mai di essere grata al mio compagno, che mi da il suo appoggio al 100%, e mi aiuta se ne ho bisogno.
Inoltre, non lavorando fuori casa, molte persone non pensano che sia comunque un lavoro a tutti gli effetti. Lo prendono come un passatempo. "Ah ho sentito che vendi libri in inglese..bene dai, così ti tieni un po'impegnata!". Come se fosse una cosa che faccio a tempo perso, e non un vero e proprio lavoro.
E invece non mi sono mai sentita così coinvolta e motivata come in questo momento.
Perchè nonostante tutti i sacrifici in termini di tempo e i salti mortali per riuscire a fare tutto, faccio finalmente qualcosa che mi piace e che mi rappresenta.
Questo lavoro mi permettere di esprimere la mia vena creativa, il mio amore per i bambini e per la lingua inglese, e anche di utilizzare le mie capacità organizzative.
Certo, lavorare da casa non è semplice, per nulla. E' un delicato insieme di equilibri che si devono incastrare alla perfezione. E non sempre ci si riesce.
Ma se penso a quando lavoravo in ufficio, e avendo poco lavoro (lavoravo in amministrazione, ed essendo un lavoro fatto di scadenza cicliche, c'erano parti del mese pienissime e altre vuote) passavo i pomeriggi a cazzeggiare arrabbiandomi al pensiero di quante cose avrei potuto fare e quanto tempo perso, non mi manca per niente.
Certo, la stabilità di avere uno stipendio fisso ogni 10 del mese..quella si mi manca!
Ma spero che, con il tempo, anche questo aspetto si sistemerà.


venerdì 9 giugno 2017

La scuola è finita...

Eccomi tornata!
Chi mi segue su Instagram lo sa: nelle ultime settimane sono stata impegnatissima con una Book Fair in una scuola della mia provincia.
E'stata un'esperienza bellissima, anche se faticosa: la scuola in questione ha voluto che organizzassi dei veri e propri laboratori con i ragazzi, con letture, worksheet ecc..
Ma i risultati sono stati ottimi!I ragazzi sono stati entusiasti dei libri e del laboratorio preparato, e io mi sono divertita moltissimo a lavorare con loro.
E anche le vendite sono state soddisfacenti per fortuna!
Una cosa però mi ha lasciato un pochino l'amaro in bocca.
La scuola in cui ho lavorato è una delle più prestigiose della zona: è privata, ha un programma didattico che prevede per i bimbi delle elementari ben 6 ore di inglese a settimana, dispone di lavagne multimediali, professori motivati e competenti ecc.. ecc..
Insomma un'ottima scuola. In cui gli alunni hanno a disposizione tutti gli strumenti migliori per imparare..il che non vuol dire che siano tutti dei geni, ovviamante, ma hanno a disposizione i mezzi per riuscire al meglio.
Cosa mi ha lasciato l'amaro in bocca, allora? L'incredibile divario tra questo tipo di scuola e le scuole pubbliche.
Mi piange il cuore, perchè io non sono una paladina della scuola privata. Anzi. Avendone frequentata una alle superiori so che l'ambiente non è dei migliori (molti figli di papà viziati e con la puzza sotto al naso..).
Avendo diverse amiche che insegnano in scuole pubbliche però non posso non notare il divario pazzesco che divide scuole con insegnati ben pagati e preparati, e scuole con insegnanti sottopagati e che fino all'ultimo non sanno nemmeno se lavoreranno o meno a settembre; scuole che dispongono di strumenti multimediali e scuole che non hanno nemmeno i soldi per fare le fotocopie; scuole che vedono la lingua inglese più o meno come l'ora di ginnastica (un'ora di svago in cui cantare le canzoncine) e scuole che fanno fare agli alunni gli esami di certificazione del livello già dalle elementari.
Due mondi lontanissimi.
So che il mio è un ragionamento utopico, ma l'istruzione non dovrebbe essere per tutti allo stesso livello? Perchè solo chi può permettersi una retta salata può accedere ad una formazione di un certo tipo?
Lo stesso discorso vale, ad esempio, per le scuole montessoriane. Accessibili quasi ovunque solo a chi può permettersi rette altissime. Non credo fosse questo il progetto di Maria Montessori.
Sono sempre stata convinta che nelle scuole la differenza la fanno gli insegnati: e ci sono insegnati della scuola pubblica che si fanno il mazzo anche oltre il dovuto (per esempio investendo soldi propri per i materiali didattici) pur di fare bene il proprio lavoro.
Ma sono sicura che con il giusto stipendio e la giusta valorizzazione del ruolo lavorerebbero ancora meglio.
E penso che ogni bambino, al di la della possibilità economica dei genitori, abbia il diritto alla migliore istruzione possibile.
Non sarebbe bello se la scuola fosse davvero uguale per tutti?


giovedì 18 maggio 2017

Avere tempo

Molto spesso le mamme a tempo pieno parlano di quanto la loro condizione sia faticosa.
Essendo considerate da molti come mantenute e senza voglia di lavorare, sentiamo forse di doverci soffermare su quanto sia difficile e impegnativo quello che facciamo, per essere considerate degne di nota.
I lati negativi dell'essere mamma a tempo pieno li conosciamo già: la fatica di avere sulle proprie spalle l'accudimento completo dei figli, del marito e della casa, la scarsità di tempo per sé, la solitudine.
Ma ci sono anche moltissimi lati positivi, che vengono spesso taciuti per modestia o per evitare di ferire tutte le mamme che vorrebbero, ma non possono.
Io però, per una volta, voglio mettere l'accento su quello che considero uno dei più grandi lati positivi dell'essere a casa con mio figlio: l'avere tempo.
Non tempo per se stesse, ma tempo da dare a mio figlio.
Non avare orari fissi da rispettare, impegni che ci costringano a essere puntuali e a dover correre di qui e di là ci da un'enorme libertà.
Per mia natura sono una persona abbastanza organizzata e abitudinaria, quindi le mie giornate seguono comunque una routine di base.
Ma è una routine "liquida", che si adatta alle nostre esigenze: posso lasciar dormire Ale finchè vuole, possiamo stare anche mezz'ora a coccolarci sul letto appena sveglio.
Possiamo uscire a fare un giretto e possiamo decidere di stare in casa.
Posso dare ad Ale tutto il tempo per esaminare la siepe del vicino mentre usciamo, senza dovergli dire "Sbrigati che facciamo tardi!".
Posso fargli il solletico per 10 minuti mentre cambiamo il pannolino, posso lasciargli finire il meraviglioso gioco che sta facendo prima di mettergli le scarpine e uscire.
Adoro questa libertà, e credo che l'infanzia di ogni bambino debba essere così.
Anzi,credo che anche a noi adulti farebbe bene poter organizzare la giornata seguendo le nostre esigenze.
Sostengo da sempre che una delle più grandi schiavitù del lavoro sia dover "timbrare il cartellino" : dover rispettare obbligatoriamente degli orari fissi che spesso hanno poco a che fare con le reali esigenze lavorative.
Avere tempo di dare tempo...che cosa magnifica!


venerdì 12 maggio 2017

Friday Book: Buddhism for Mothers

Oggi vi parlo di un libro che mi ha cambiato la vita: "Buddhism for Mothers" di Sarah Naptali.
(Disponibile anche il italiano con il titolo "Mamme Illuminate")
Ho letto questo libro prima di diventare mamma, ed è stata una vera illuminazione: non solo spiega il buddismo in maniera molto semplice, quindi è adatto anche a chi si vuole avvicinare a questa filosofia.
Parla di come gli insegnamenti dei Buddha possono essere applicati alla maternità, e come anzi siano indispensabili per essere madri più calme, pazienti e mentalmente presenti.
Fa luce su aspetti della maternità che spesso tendiamo a nascondere anche a noi stesse: la fatica, l'aggressività, la frustrazione.
Da consigli estremamente pratici su come trovare la calma all'interno di giornate caotiche, su come affrontare la nostra rabbia, su come superare l'eccessiva preoccupazione per i nostri figli.
C'è anche un bellissimo capitolo dedicato alla vita di coppia: sappiamo tutte come la nascita di un figlio sia un meraviglioso, tremendo scossone alla vita a due, e di come non sia sempre facile ricostruire nuovi equilibri.
Da quando l'ho letto questo libro non è mai stato riposto nella libreria: mi segue nei vari angoli della casa, in attesa che in un momento di bisogno io possa aprirlo, leggere qualche frase e ritrovare un attimo di calma per continuare la giornata in modo sereno.


martedì 9 maggio 2017

Andiamo a fare la nanna!!!

Uno degli argomenti piu discussi tra i neogenitori è il sonno dei bambini.
Chi ci è passato sa come la mancanza di sonno e i risvegli continui siano una delle parti più difficili da accettare.
Noi siamo stati  molto fortunati: Ale ha sempre dormito in modo abbastanza regolare.
Certo, anche lui all'inizio si svegliava ogni 3 ore per mangiare, come è normale che sia.
Pero tra un pasto e l'altro dormiva tranquillo. Verso i 6 mesi poi ha iniziato ad allungare i tempi e a dormire 5/6 ore filate... e poi un po' di più, fino ad arrivare alla situazione attuale: lo mettiamo a letto verso le 21.30, in genere fa un risveglio di pochi secondi verso le 3, e poi dorme fino alle 7.
Perché ho scritto questo post quindi? Certo non per vantarmi e attirarmi le ire dei genitori di bambini insonni (vero Chiara?).
Ma per parlarvi di un altro problema, meno discusso: come convincere un bambino ad addormentarsi.
Questo è stato il nostro grande cruccio.
Ale è sempre staro un bambino vivace e curioso, e fin dai primi mesi ho avuto l'impressione che considerasse l'addormentarsi come una perdita di tempo. Aveva sempre un'altro gioco da guardare, un altro libro da sfogliare, un altro sgambettio da fare.
Finché è stato nella culla attaccata al nostro letto uno dei due genitori si sdraiava vivino a lui e cercava di calmarlo con canzoncine e carezze. Spesso crollava prima il genitore del figlio.
Poi a 6 mesi l'abbiamo trasferito nella sua cameretta, e addormentarlo è diventato un problema.
Non potendo più sdraiarci in fianco a lui, come eravamo abituati, abbiamo cercato un metodo alternativo.
Lui ha sempre adorato stare nel suo lettino: tutto quello spazio per muoversi lo rendeva entusiasta.
Infatti appena lo mettevamo giù iniziava con una serie di sgambettamenti, giravolte, gorgheggi... infiniti.
Allora siamo passati al tenerlo un pochino in braccio, per contenere i suoi arti senza pace e calmarlo un po'.
Questo funzionava... ma ci voleva sempre circa mezz'ora per farlo crollare. Mezz'ora con in braccio un bimbo sempre piu pesante... ad un certo punto non sentivo piu le braccia.
È brutto da dire, ma io e il mio compagno avevamo la nausea al momento di metterlo a letto.
Ovviamente ogni volta che accennavo al problema a qualcuno arrivavano le soluzioni facili e i consigli tipo: "Mettilo giù e vai via. Lascialo piangere,  prima o poi si stanca e si addormenta" oppure " Si vede che lo metti a letto quando non è stanco. Altrimenti crollerebbe, lo obblighi a dormire quando non ha sonno." "Se lo abitui ad addormentarsi in braccio a 10 anni lo dovrai ancora addormentare così".
Non commento neanche il consiglio di lasciarlo piangere, perché non lo considero fattibile.
Ma il fatto di essere accusata di non conoscere i tempi del sonno del mio bambino mi ha sempre toccata. Davvero lui non aveva sonno e io lo obbligavo a dormire? Davvero se avessi aspettato il momento giusto lui sarebbe crollato da solo senza fatica?
No.
Abbiamo provato ad allungare l'orario della messa a letto, a non osservare la nostra solita routine (come io ritengo giusto) ma a farlo dormire quando voleva.
Risultato? Lui non crollava. Nemmeno quando lo portavamo in cameretta con gli occhi stanchissimi si addormentava velocemente. Anzi. Spesso era talmente stanco e sovraeccitato da richiedere ancora più tempo per farlo rilassare.
Ho sempre tenuto duro, e contro il parere di tutti, ho semplicemente imparato ad accettare che questa è una sua caratteristica.
Credo che non sarà mai un bambino che si addirmenta da solo sul divano.
Non sarà mai un bambino che dorme ovunque. Ha bisogno dei suoi tempi.
In parte sicuramente questo deriva da un'abitudine acquisita.
Ma in gran parte deriva dal suo modo di essere. Certo, avrei potuto usare metodi forti per provare a cambiare questa sua caratteristica. Invece ho scelto di accettarlo, assecondarlo. Con fatica, impazienza e frustrazione, a volte. Ma è questa la strada che ho scelto.
Alessandro ha 13 mesi, e non si addormenta più in braccio.
Ha scelto, da solo, quando era pronto, di essere messo subito nel lettino. Da quando ha iniziato a camminare sfoga la sua smania di movimento camminando tutto il giorno. Dobbiamo ancora stare con lui ad accarezzarlo e tenergli la manina mentre si rilassa, ma ora in 10 minuti dorme.
E a chi sosteneva che lo avrei tenuto in braccio adesso rispondo con i fatti.

mercoledì 26 aprile 2017

Liberarsi dagli automatismi

Sabato è stata una giornata difficile.
Capitano raramente giornate così, e forse per questo è ancora più difficile, per me, gestirle.
Alessandro è stato nervoso tutto il giorno. Lui, che di solito è una pagnottella sorridente e vivace, è stato frignoso e incontentabile tutto il giorno, probabilmente infastidito dai dentini o da qualche altro malessere.
Ho cercato di rispondere ai suoi pianti con tranquillità, cercando di concentrarmi su di lui e su come migliorare la giornata, e devo dire che sono riuscita a mantenere la calma per gran parte della giornata.
Poi la sera, mentre tonavamo in macchina verso casa, all'ennesimo pianto senza (apparente) motivo, e dopo aver cercato di calmarlo inutilmente, sono sbottata " Piangi allora!!Così ti stanchi e ti addormenti prima stasera!"
So che non è una frase tanto terribile..ma non è una frase da me.
Mentre la pronunciavo mi sono sentita proprio come se a pronunciarla non fossi io, ma mia mamma, o mia sorella, o qualche altra mamma che ho conosciuto.
Questo perchè noi tutti, nei momenti di stress e di perdita del controllo, inseriamo il pilota automatico.
Se siete cresciuti, come me, con una madre che alzava spesso la voce, nei momenti di stress è probabile che vi venga di alzare la voce. Se siete cresciuti con genitori che si insultano, è probabile che nei conflitti vi venga automatico di insultare. Se nella nostra infanzia hanno alzato le mani contro di voi, è probabile che vi sembri normale alzare le mani.
Vi ricordate la puntata di Friends in cui Rachel insegna a Joey ad andare in barca a vela? Ad un certo punto lei sbotta e dice "Oddio, sono come mio padre!!"
Questi comportamenti sono scritti nel nostro cervello, e per quanto magari, razionalmente, sappiamo che sono sbagliati, quando la ragione lascia il passo alla rabbia sono loro a fare capolino.
Per questo è molto importante essere prima di tutto coscienti dei nostri automatismi, e lavorarci su.
Perchè questi comportamenti non siamo noi, sono l'eredità che riceviamo dai nostri genitoi.
Ed è importantissimo capire cosa, di questa eredità, è il caso di tenere, e cosa è il caso invece di buttare, per garantire ai nostri figli l'educazione che vogliamo.
E' un lavoro lungo, di autoanalisi e consapevolezza.
Ma va fatto, se non vogliamo continuare a perpetrare gli stessi errori che i nostri genitori, e i loro genitori, hanno fatto.
Io mi ci impegno da anni, eppure ancora i miei automatismi fanno capolino di tanto in tanto.
Quando succede, invece che colpevolizzarmi come mi verrebbe naturale fare (altro strascico dell'educazione cattolica), cerco di analizzare l'accaduto e immaginarmi una soluzione diversa.
E invece che guardare a tutte le volte che ho fallito, cerco di pensare a tutte le volte in cui invece un piccolo passo avanti l'ho fatto.
E pensare che, la prossima volta, andrà ancora meglio.



venerdì 21 aprile 2017

Friday Book: Sempre con Lui

Vorrei inaugurare una nuova rubrica, una novità assoluta che non trovate in nessun altro blog: la rubrica dedicata ai libri!😃😃😃
Per iniziare vorrei parlarvi di un libro che ho letto poco tempo fa, nel passaggio da lavoratrice (sebbene in maternità) a disoccupata.
Il 9 gennaio, se le cose fossero andate come avrebbero dovuto, sarei dovuta rientrare al lavoro.( Ne parlo qui )
Invece mi sono trovata, tutto d'un tratto, disoccupata. 
Felicissima della scelta fatta, ma anche dubbiosa sulla reale importanza di quello che stavo facendo: dedicarmi al mio bambino.
Il libro "Sempre con Lui", di Isabelle Fox, con la prefazione della bravissima Elena Balsamo, parla proprio di questo: dei vantaggi di essere genitori a tempo pieno.
L'autrice è americana, quaindi alcune situazioni a cui si riferisce non sono così comuni qui in Italia (ad esempio il continuo cambio di babysitter), ma vi ho trovato moltissimi spunti interessanti, e soprattutto una grande dose di entusiasmo per le piccole cose che noi mamme a tempo pieno facciamo ogni giorno, e che magari ci sembrano insignificanti.
L'autrice sottolinea l'importanza della presenza fisica, dell'accudimento continuo e amorevole, del condividere con lui le prime esperienze, per supportarlo e gioire con lui.
Anche se ho finito i leggerlo da un bel po', tengo questo libro sul comodino.
Ogni volta che mi sembra di "perdere tempo", di non stare combinando un granchè nella vita, prendo in mano il libro e rileggo i racconti di tante mamme che hanno fatto la mia scelta.
Così smetto di sentirmi sola, e mi sento parte di un grande progetto.


venerdì 14 aprile 2017

Perchè non riesco a dimagrire

Tra due giorni sarà Pasqua.
A Febbraio mi ero prefissata di perdere i 5 kg che mi separano da quello che sarebbe il mio peso forma proprio entro Pasqua. E dato che credo sia improbabile che io li perda in 2 giorni, direi che non ho centrato l'obbiettivo per l'ennesima volta.
Si, perchè mi ero prefissata di perderli prima dell'estate scorsa, poi prima di Natale, poi dopo le feste.. e insomma questi cavolo di chili sono ancora tutti qui.
E quando dico qui, intendo sulla mia pancia.
Prima di avere Alessandro, grazie alla corsa e anche purtroppo ad alcuni momenti difficili, ero arrivata a pesare 52 kg, peso che non raggiungevo da anni. Quando poi sono rimasta incinta, forse proprio perchè sapevo di partire da un buon peso, mi sono lasciata un po'andare. Negli ultimi mesi poi la situazione mi è un po sfuggita di mano..e insomma ho preso 16 kg.
Ne ho persi 10 in ospedale. Me ne restavano da perdere solo 6, e pensavo che li avrei smaltiti facilmente. E invece un anno dopo sono ancora tutti li.
Ecco i motivi per cui non riesco a dimagrire:
  • Il cibo ha un forte valore consolatorio per me. Se, ad esempio, so che mi aspetta una giornata difficile, a colazione esagero con i biscotti, cercando quella sensazione di "coccola" che ci porta a mangiare alcuni cibi. E'ovvio che non c'è nessuna giustificazione razionale a questa cosa, e anzi, è risaputo che gli zuccheri semplici non danno più energia..eppure mi sembra chiaro che il nostro rapporto con il cibo non è fatto solo di razionalità;
  •  Sono a casa tutto il giorno, il che implica l'avere a disposizione una serie di cibi ogni volta che mi   viene voglia. Da qui il terzo motivo..
  • ...Spizzico troppo! Non mangio in maniera esagerata durante i pasti, ma sono i tanti micro spuntini che mi fregano (un pezzo di cioccolato, un tarallo, un biscotto..). Tante piccole cose che mangio senza pensarci ma che poi fanno la differenza sulla bilancia;
  •  Non riesco ad essere costante con la corsa. Una settimana vado, poi ne salto una perchè il bimbo è malato, poi riprendo, poi mi viene il ciclo, poi sono stanca...un casino insomma!
  • Non ho tempo per prepararmi pasti equilibrati...e alla fine finisco per pranzare con una piadina o un piatto di gnocchi solo per far veloce. Se qualcuno di voi sta pensando "Ma come fai a non avere tempo? Sei a casa!" vorrei ricordare che sono a casa, quasi sempre sola, con un bambino di un anno. Il che presuppone l'avere zero tempo. Dovrei progettare in anticipo cosa mangiare e prepararlo prima, ma tra le mille cose da fare questa passa in secondo piano.
Sono perfettamente cosciente quindi dei miei errori..ora devo solo impegnarmi per correggermi.
Cosa dite? Ce la farò entro giugno??



mercoledì 12 aprile 2017

Mio figlio mi spiega la Mindfulness

In quasi tutti i libri sulla Mindfluness viene detto di osservare i bimbi e imparare da loro.
Perché? Perché vivono nel momento.
Non conoscono il futuro e il passato, solo il presente.
Se stanno facendo una cosa, che sia studiare un sasso o tentare di costruire una torre, ne sono completamente immersi.
L'altro giorno sedevo per terra vicino ad Ale al parco.
Lui ha iniziato a toccare il terriccio con le manine: toccava la terra, si guardava il palmo della mano pieno di sassolini, rimetteva la mano per terra. Prendeva un sassolino, stava a scrutarlo per vari minuti, ne prendeva un altro. Così, con estrema lentezza e concentrazione.
Non stava pensando, dentro di se, a che gioco fare dopo, o a cosa gli avrei preparato per pranzo.
Era lì, e basta.
Per noi adulti invece le cose vanno un po'diversamente: la nostra mente e il nostro corpo non sono quasi mai nello stesso posto.
I nostri pensieri saltano continuamente tra passato e futuro, e spesso perdiamo di vista il presente agendo come se avessimo inserito il pilota automatico.
Ci  faccio caso più volte al giorno: sto cucinando, e penso al messaggio che devo mandare alla mia amica, a cosa fare nel pomeriggio, intanto con un orecchio seguo la televisione e con l'altro ascolto il mio bambino che parlotta mentre gioca.
Lo chiamano "Essere multitasking", e per un periodo di tempo me ne sono anche vantata.
Poi ho scoperto che tra le fila dei miei mille discorsi mentali mi predevo tutta la giornata.
Ed arrivavo a sera stremata.
Ho letto da qualche parte questo esempio che trovo molto bello: immaginate di camminare con una boccia piena d'acqua tra le mani. Se camminate lentamente e con attenzione sprecherete pochissima acqua, mentre se camminate velocemente e in modo distratto finirete per versare moltissima acqua.
La stessa cosa vale per la nostra mente: se la riempiamo continuamente di pensieri inutili disperderemo un sacco di energia, e ci perderemo moltissime cose che la nostra disattenzione costante ci fa ignorare.
Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri della Mindfulness, la definisce così:

“Mindfulness significa prestare attenzione, ma in un modo particolare: a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”.  

Quello che la Mindfulness ci insegna è una sorta di meditazione, ma non di quelle da fare seduti, con le gambe incrociate. Non a svuotare la mente, ma a tenerla concentrata sul qui e ora.
Ci insegna ad ascoltare davvero mentre qualcuno ci parla, a guardare ogni giorno nostro figlio come se non lo vedessimo da tempo, a prestare attenzione alle piccole cose.
E'un piccolo esercizio, che richiede però molto sforzo, ma che porta grandi attimi di pace e gioia.

martedì 4 aprile 2017

La mia nuova avventura

Come ormai sapete, da qualche mese sto cercando lavoro.
In più di un'occasione mi è stato proposto da persone a me vicine di provare a fare la rappresentante di alcuni prodotti, tipo aspirapolveri, prodotti assicurativi, di bellezza o altro.
Ho sempre rifiutato.
Non perchè non lo ritenga un buon lavoro, anzi!
Trovo che sotto molti punti di vista potesse essere una buona soluzione per concigliare il lavoro con la mia vita da mamma, e guadagnare anche qualcosa.
Ma non mi sentivo abbastanza competente per poter vendere alle altre persone i prodotti in questione.
In fondo non sono certo la persona giusta per parlare agli altri di aspirapolveri e pulizie (come vi ho raccontato qui ), di assicurazioni non capisco un tubo e per quanto riguarda i prodotti di bellezza a mala pena riesco a mettermi la crema idratante la mattina!
Poi per puro caso ho letto sul blog di un'altra mamma (Mamma in Missione) che la casa editrice Usborne cercava consulenti per vendere libri per bambini in lingua inglese.
L'idea mi ha colpito subito molto: finalmente un prodotto che mi interessava e che mi piaceva!
Infatti adoro i libri: sono una lettrice accanita (un po'meno da quando una meravigliosa pagnottella impegna tutte le mie energie fisiche e mentali!), e adoro la lingua inglese!
Mi ha sempre appassionato, fin quando da ragazzina mi impegnavo a tradurre le canzoni dei Take That e delle Spice Girls (vabbè poi i miri gusti musicali sono migliorati eh!).
Al liceo, dopo vari soggiorni in famiglia all'ester, ho iniziato a leggere libri in inglese e a guardare film e telefilm in lingua originale, e la cosa mi ha aiutata moltissimo a migliorare la lingua.
Questo perchè, diciamocelo, non sempre gli strumenti offerti dalle nostre scuole sono sufficienti ad imparare l'inglese come si deve.
I bambini iniziano a studiare inglese fin dall'asilo, ma spesso arrivano alle superiori con un vocabolario assolutamente insufficiente: me ne rendo conto, ad esempio, parlando con mia nipote di 16 anni, che ha tutti 9 in inglese ma non è in grado di formulare le frasi più semplici per mancanza di vocaboli.
Per questo ritengo sia loto utile aiutare i bambini già fin da piccolissimi a familiarizzare con la lingua, offrendogli ad esempio cartoni animati in lingua e libri ben fatti e divertenti adatti alla loro età, in modo che per loro sfogliare un libro in inglese, sentire la mamma che lo legge ad alta voce e che gli indica le figure, sia un gioco come un altro.
Il catalogo Usborne è davvero vastissimo: ci sono proposte di tutti i tipi e per tutte le fasce di età.
Si parte dai classici libri tattili per bambini, con materiali in rilievo e disegni semplicissimi, tipo questo:
 
ai libri musicali, con le finestrelle, con gli stickers, i libri con le fiabe classiche, le filastrocche, fino ad arrivare a libri più strutturati come le enciclopedie, le versioni a fumetti di classici della letteratura tipo Odissea ecc.
Ho passato la serata ieri sera a sfogliare il catalogo e i libri che mi sono arrivati ieri con lo starter kit e ne sono rimasta entusiata!!
E voi, cosa ne pensate?
Credete sia utile offrire ai nostri bimbi libri in lingua?



domenica 2 aprile 2017

Quando un bimbo è malato

Quando un bimbo è malato il mondo si ferma. Tutta la famiglia entra in una  bolla in cui il tempo sembra non esistere più. Non esistono più i ritmi che scandivano le giornate: non c'è più l'ora della pappa, l'ora del giretto , per non parlare dell'ora della nanna..che misteriosamente scompare per frantumandosi in mille pisolini.
La casa assume un aspetto sempre più trascurato: non si ha più tempo di fare nulla, perché quando il bimbo è sveglio la malattia l'ha trasformato in una piccola cozza sempre attaccata  al collo. Quando poi si appisola o è nelle vostre braccia, o nel lettone attaccato a voi, oppure siete così stanche che vi buttate sul divano.
Le notti sono lunghe e vagabonde: si passa dal lettino, al lettone, alla poltrona nella speranza di trovare pace per quelle piccole pagnottelle malate. Anche andare in bagno diventa un problema, perché lui non ti molla nemmeno un attimo, e tu seduta sulla poltrona con lui che dorme seduto proprio sulla tua vescica, mediti come fare ad andare a fare pipi senza svegliarlo, e prendi in considerazione senza troppa vergogna di fartela addosso.
Tu e il tuo compagno girovagate per casa come zombie rivolgendovi appena la parola, perché dopo 3 notti senza chiudere occhio non vi vedete nemmeno. Il che forse è meglio, dato che non siete proprio in forma smagliante.
Quello che era il tuo bambino curioso e vivace, che non stava fermo un secondo, diventa un bambolotto ripieno di budino, che ti guarda con gli occhi arrossati e il naso colante e cerca conforto nel contatto con il tuo corpo.
Sono giorni lunghi e faticosi, in cui non sempre e facile restare calmi.
Le continue richieste di attenzione, il malessere che vorreste alleviare, la preoccupazione,  la testa che fa avanti indietro tra tutte le cose da fare e il bisogno di riposo.
L'unico modo di cavarsela e azzerare le aspettative e vivere il momento presente per quello che è, cercando di portare un po' di calma e buonumore anche quando la testa sembra dire " non c'è la faccio più", sognando la mattina in cui lui si sveglierà con un sorriso, e il sole tornerà a risplendere sulle vostre giornate.

martedì 28 marzo 2017

Malati di pulito

No, non sono io la malata di pulito.
Per nulla.
Mia madre lo è, da sempre.
Ho vissuto per 27 anni con l'ansia di far cadere una goccia per terra, con le sue continue lamentele per il mio disordine, con la pulizia maniacale anche di cose che a me sembravano già pulite.
Quando sono andata via di casa mi sono liberata definitivamente da questa schiavitù.
Non che io viva nella sporcizia, sia chiaro, ma diciamo che per me le pulizie non sono al primo posto (ma neanche al secondo..) nella lista delle cose importanti da fare.
Perchè il tempo a disposizione, con un bambino piccolo, è sempre poco, e bisogna fare delle scelte: stare a giocare sul tappeto con lui o pulire? E se per caso lui dorme, rilassarmi un attimo magari leggendo un buon libro o pulire?
Pulisco ogni giorno, soprattutto adesso che Ale gattona, il pavimento e le superfici con le quali viene a contatto, ma, per esempio, mi dedico ai vetri solo quando vedo che obiettivamente fanno schifo, e la stessa cosa vale per le porte, le tende, e tante altre cose a cui davvero non faccio nemmeno caso.
Ovviamente il mio standard di pulizie non incontra quello di mia madre: quello che per me è pulito per lei non lo è abbastanza, quello che per me è passabile per lei è lercio, e quello che per me sarebbe da pulire appena ho tempo richiede un suo intervento immediato.
Sono abituata alle sue osservazioni e ai suoi continui rimproveri, e al fatto che una volta ogni tanto decida di sua spontanea volontà di venire a pulirmi questo e quello (nonostante io sia contraria!), ma un'osservazione mi fa arrabbiare particolarmente.
Da quando è nato Ale non fa che ripetermi che la pulizia della casa è fondamentale per il suo benessere: se la casa non è perfettamente pulita i bambini si ammalano, diventano allergici, non respirano bene.
Se poi, come nel nostro caso, c'è un gatto in casa, rischiano di contrarre misteriose malattie.
Ma è davvero così?
No.
Diversi studi, tra i quali questo pubblicato da Repubblica, sostengono l'esatto contrario: ossia che sono i bambini che vivono nei contesti più sterili (case super pulite, senza animali, pochi contatti con il mondo esterno) ad essere i più soggetti ad ammalarsi.
Il non venire mai a contatto con germi patogeni interferisce con la maturazione del sistema immunitario del bambino, che di conseguenza lavora meno e quindi è più "debole" nei confronti degli attacchi dei batteri esterni.
E per quanto riguarda la presenza di animali in casa? Certo ci vogliono alcune accortezze: l'animale deve essere vaccinato e la sua salute tenuta sotto controllo. Magari evitiamo che il bambino giochi a fare castelli di sabbia nella lettiera del gatto, cerchiamo di lavare le mani se per caso il gatto o il cane lo leccano.
Semplice buon senso.
E usare gel detergenti antibatterici per la pulizia delle mani dei bambini, è proprio necessario? Anche in questo caso sembra che la soluzione migliore sia la classica acqua e sapone (Leggete qui), o se si è fuori casa, le normali salviettine.
Soluzioni troppo aggressive possono irritare la pelle dei bambini (oltre al fatto che poi spesso i bimbi si mettono le mani in bocca e negli occhi, rischiando di estendere l'irritazione) e rendere i batteri iper resistenti.
E allora rilassiamoci! Lasciamo che i bimbi vivano una vita normale, lasciamo che tocchino, esplorino, annusino. E se si sporcano pazienza! E se la casa non è perfettamente pulita, pazienza!
Cosa ricorderanno di più i nostri figli, domani? Quanto era divertente giocare con la mamma o quanto era pulita e immacolata la casa?


venerdì 24 marzo 2017

L'importanza del Second Hand

Alessandro ha comprato casa.
Ha deciso che la sua cameretta non gli bastava più e quindi ha optato per una casetta indipendente, da mettere sotto al nostro portico, dove lui e la nostra gatta possono avere la loro privacy.


A parte gli scherzi, questa è la bellissima casetta che abbiamo acquistato settimana scorsa.
La cercavo da un po', in previsione della bella stagione e dell'opportunità di passare più tempo in giardino, ma aspettavo di trovare la giusta occasione.
Si, perchè non abbiamo comprato la casetta in negozio, ma l'abbiamo presa, usata, su subito.it.
Nel corso degli anni ho acquistato moltissime cose di seconda mano, trovandomi sempre più che soddisfatta.
Prima che nascessa Ale, quando ancora la sua cameretta era il rifugio dei nosti vari ed eventuali, avevo acquistato un bellissimo tapis roulant, quasi nuovo, alla metà del prezzo di mercato.
Quando poi ho scoperto di aspettare Ale abbiamo dovuto liberarcene, quindi l'ho a mia volta rivenduto, allo stesso presso dell'acquisto.
Mentre ero incinta sbirciavo spesso su siti di sacond hand alla ricerca di cose per bambini, e ho trovato una ragazza carinissima (con cui per altro sono rimasta in contatatto) che vendeva la sua culla Next to Me della Chicco ancora nuova, con la scatola sigillata. L'aveva comprata quando aspettava il suo bimbo, che poi però non ne aveva voluto sapere di dormirci, piazzandosi direttamente nel lettone.
Un vero affare, comprata a ben 50 € in meno del prezzo di listino.
E potrei continuare ad elencare tutti i miei affari secon hand.
Perchè acquistare second hand? Prima di tutto perchè ci sono una marea di oggetti che le persone comprano, e dei quali dopo poco decidono di liberarsi.
Perchè hanno fatto un acquisto d'impulso, perchè pensavano di utilizzare l'oggetto che poi invece è rimasto li a far polvere ( tipico delle attrezzature sportive!), per un trasloco, oppure, soprattutto per quanto riguarda le cose per i bambini, perchè sono oggetti legati ad una fase della crescita.
Quanti oggetti legati alle varie fasi di Ale di questo primo anno sono già state usate e rimesse via, perchè non più utili? Gli scaffali in garage si riempiono sempre di più!
E allora trovo assurdo spendere molti soldi per oggetti che si utilizzeranno poco, e dei quali altre persone invece vogliono liberarsi. Se non ci fossero persone che acquistano oggetti usati quelle cose, seminuove, andrebbero nella spazzatura.
Già, perchè oltre alla questione etica legata alla decrescita e al contrasto della tendenza all'accumulo, c'è anche una ragione prettamente economica.
Si risparmia un sacco! La casetta che vedete l'abbiamo pagata un terzo di quanto costasse nuova. Ed è perfetta. Non ha nemmeno un graffio.
Certo, bisogna cercare molto, ed aspettare l'occasione giusta.
Ma con un po'di pazienza si fanno davvero ottimi affari.
Ci sono persone che storcono il naso quando sentono la parola "usato": perchè pensano che siano cose poco igieniche (presto scriverò un post a questo riguardo), sporche, e magari rotte.
Sono solo pregiudizi, a mio parere. E qualsiasi oggetto, se tenuto bene, dopo una bella lavata è come nuovo.
E voi cosa ne pensate del second hand?




lunedì 20 marzo 2017

Il tuo primo compleanno

Caro il mio fagiolino,
con ieri si sono ufficialmente chiusi i festeggiamenti per il tuo primo compleanno.
Abbiamo fatto una bella festa con i nonni, gli zii e i cuginetti. Hai ricevuto dei bellissimi regali e hai giocato tanto, intrattenendo tutti con i tuoi sorrisi e le tue faccine buffe.
Sei un bambino molto fortunato: hai un sacco di persone che ti vogliono bene e che non vedono l'ora di passare del tempo con te.
Ma i festeggiamenti più belli, per me, sono stati martedì, proprio il giorno del tuo compleanno, in cui papà ha preso una giornata di ferie e siamo stati tutto il giorno insieme, tranquilli e vicini, a ricordare i tantissimi momenti trascorsi insieme in questo anno, ad emozionarci guardando le foto e i video, a coccolarti.
E'inutile: alle grandi feste continuo a preferire i piccoli festeggiamenti tra noi, dove l'ansia delle mille preparazioni e l'allegra confusione degli invitati si sostituiscono alla tranquillità e alla calma delle cose semplici, che fanno assaporare davvero l'occasione che si festeggia.
Sono asociale, lo so!😅

Per questo tuo primo compleanno ho preparato la Birthday Crown: realizzata in feltro, e ispirata ai molti bellissimi modelli presenti in rete.
Di facilissima ralizzazione anche per chi, come me, non è proprio una sarta provetta!!
Sei stato anche così bravo da tenerla addosso il tempo necessario per farti almeno qualche foto!!
E siccome ci tenevo a realizzare anche una torta speciale per te, sabato mi sono immersa nel fantastico molto della pasticceria per realizzare questa torta
Ci ho messo una vita ma il risultato è stato carino,e soprattutto buono.
Dopo tutti questi preparativi e festeggiamenti oggi credo proprio che non faremo nulla tutto il giorno, sei d'accordo fagiolino?


venerdì 17 marzo 2017

Le paure dei grandi



Si dice che i bambini "non vedono il pericolo".
Questo è sicuramente vero..ma è altrettanto vero che noi adulti vediamo il pericolo quando non c'è.
Avete mai fatto caso a quante volte diciamo ai nostri figli "Stai attento!" oppure "No, non farlo che ti fai male!" quando le possibilità di farsi effettivamente male sono pochissime?
L'altro giorno ero qui a casa con Ale e mia suocera.
Premetto che Ale sta iniziando a camminare da solo: si muove bene attaccato ai mobili o con l'aiuto di qualcuno, e inizia a voler fare dei pezzettini da solo.
Io lo lascio fare.
Sono li con lui, lo aiuto se ha bisogno, ma se vedo che vuole provare a fare da solo sto semplicemente a guardare.
E' meraviglioso vederlo cercare l'equilibrio, staccarsi un pochino per poi riattaccarsi..fare qualche passo da solo e poi vedere il suo sguardo sorridente e soddisfatto se ci è riuscito (a volte si batte le mani da solo!!) o vederlo alzarsi e riprovare se ha fallito.
Perchè i bambini è questo che fanno: provano e riprovano, con una tenancia che noi adulti abbiamo dimenticato, finchè non riescono.
Ovviamente non lo lascio solo nelle situazioni in cui c'è davvero pericolo.
Ma il punto è proprio questo: la percezione del pericolo, che è soggettiva.
Tornando all'altro giorno, Ale stava cercando di spostarsi dal tavolino al divano..deve fare solo pochi passi,
e questo è uno dei suoi percorsi preferiti.
Mentre io preparavo la merenda mia suocera era li in fianco a lui, e in pochi minuti gli ha detto credo 5 volte "Attento!!" "Guarda che sei solo!!" "Ti aiuta la nonna!!".
Risultato: Ale si è scocciato e ha lasciato perdere.
Quando ho fatto notare a mia suocera che il bambino poteva benissimo farcela da solo, e le ho detto di lasciarlo fare, mi ha risposto che aveva paura che cadesse e si facesse male.
A parte che era così vicino al divano che le probabilità di cadere sarebbero state minime, ma se anche fosse caduto? Era su un tappeto morbido, senza spigoli vicino..non si sarebbe sicuramente fatto male.
Eppure per mia suocera era un'operazione rischiosa, da non fargli fare.
Ma se impediamo ai bambini di sperimentare il proprio corpo e il proprio equilibrio, come faranno a imparare?
Se non li facciamo mai sbagliare, se non lasciamo che cadano mai, come impareranno a rialzarsi?
Non abbiamo fiducia nelle loro capacità, e in questo modo anche loro perdono questa fiducia in sè stessi.
Se i nostri figli avessero la stessa percezione del pericolo che abbiamo noi probabilmente faticherebbero molto di più a imparare a camminare, ad andare in bici, e a fare molte di quelle cose che rendono speciali l'infanzia. Avrebbero paura, e si bloccherebbero.
Se loro questa paura non ce l'hanno, perchè dobbiamo bloccarli noi?

lunedì 13 marzo 2017

Il mio "non parto"


Domani il mio piccolo ometto compirà un anno.
Un anno?? Di già??
Mi chiedo dove sia finito il tempo..mi sembra ieri che giravo per casa con il pancione..e invece ora al mio fianco c'è un meraviglioso bambino che ogni giorno ha qualcosa da insegnarmi.
La prima, importante e dolorosa lezione me l'ha data più di un anno fa, quando ha deciso di mettersi in posizione podalica.
Io, che per tutta la vita avevo sognato di partorie nel modo più naturale possibile (avevo anche considerato il parto in casa), mi trovavo invece ad affrontare un parto totalmente passivo e medicalizzato.
Ho pianto, tanto. Mi sono arrabbiata. Ho lottato.
Ho fatto ogni tipo di ginnastica possibile, yoga a testa in giù, maxibustione,e, infine, anche la cosiddetta
"manovra": un tentativo di rivolgimento manuale effettuato in ospedale, attraverso il quale il ginecologo tenta di girare manualmente il bambino premendo sulla pancia della mamma.
Tutto inutile.
"Ha tutto lo spazio per girarsi, non capisco perchè non si vuole muovere!!" mi ha detto il ginecologo alla fine di quella giornata.
Ma quando mi ha proposto di ritentare, qualche giorno dopo, con una nuova manovra ho detto no.
Ho capito che non aveva senso ostinarsi, e che per una volta nella vita avrei dovuto arrendermi.
Arrendermi alla tua volontà, assecondarti, lasciarti fare come avevi deciso.
Perchè spettava a te scegliere come nascere. E tu la tua scelta l'avevi fatta.
Io dovevo solo mettere da parte il mio ego e le mie aspettative, e affidarmi a te.
Quante volte, in questo anno, mi sono trovata a rircordare a me stessa questa lezione.
E quando ti ho visto uscire dalla mia pancia, tutto rosso e urlante, e ti hanno avvicinato al mio viso ho capito che non aveva nessunissima importanza come eri arrivato: ora eri li, tra le mie braccia, sano. E il resto non contava più.
Buon compleanno amore mio, continua ad essere il mio maestro, ogni giorno.

giovedì 9 marzo 2017

Captain Fantastic


Amo gli alternativi.
Amo le persone che vivono in modo diverso dalla massa, che hanno il coraggio di esprimere la loro unicità e vivere secondo i loro principi.
Amo quelli che vanno controcorrente, che esprimono idee fuori dal coro, che sfidano il cosidetto "sistema".
L'altra sera abbiamo visto il film "Captain Fantastic", di Matt Ross, con protagonista Viggo Mortensern.
E' la storia di una famiglia che vive da anni nella foresta, fuori dal mondo.
Il padre, Ben, educa i suoi 6 figli alla vita selvaggia, al duro allenamento fisico, alla caccia e pesca senza armi da fuoco, e allo studio della controcultura (in una scena i figli, invece di festeggiare il Natale, festeggiano il "Noam Chomsky Day").
Finchè una terribile tragedia li costringe a ritornare momentaneamente alla civiltà e a confrontarsi con la società che tanto disprezzano.
Il film è molto intenso, ed occorre una grande apertura mentale per cercare di capire il punto di vista, spesso estremo, di Ben, che si scontra radicalmente con quella che per noi è ormai la quotidianità.
Le critiche che muove alla nostra società sono certamente condivisibili, ma allo stesso tempo il suo atteggiamento rigido e inflessibile provoca scontri continui, in un crescendo di incomunicabilità che porta grande tensione.
Non voglio svelarvi troppo del film, che davvero merita di essere visto, ma condividere con voi la riflessione che mi ha suscitato.
Come ho scritto all'inizio amo chi ha una vive nella nostra società in maniera alternativa.
Allo stesso tempo trovo però che spesso i messaggi che veicolano con il loro modo di vivere creino solo divisione.
Inevitabilmente si creano fazioni opposte, e un atteggiamento da tifoseria da stadio che trovo davvero svilente: i vegani contro gli onnivori, gli homeschooler contro gli studenti, quelli che lasciano guardare la tv ai figli e quelli che "la tv è il male assoluto" e così via.
I limiti della società occidentale in cui viviamo credo siano chiari a molti, ma è davvero uscendo dal sistema che possiamo milgiorare la situazione attuale?
E, in particolar modo quando si hanno figli, fino a che punto è il caso di spingersi per insegnare (ma mi verrebbe da dire imporre) i nostri ideali?
Rispetto il modo di pensare di tutti, e so che c'è chi è portato alle scelte radicali.
Io invece sono per la via di mezzo.
Sono per i piccoli cambiamenti, per i compromessi tra quello che è il nostro ideale e quella che è la realtà in cui viviamo. Estremizzare le proprie posizioni crea solo conflitto.
Trovo che se vogliamo che i nostri figli migliorino la società in cui viviamo crescerli "fuori dal mondo" non sia la scelta milgiore.
Penso che il compito di noi genitori sia mostrargli i limiti della nostra società, farglieli sperimentare, per far nascere in loro la consapevolezza della necessità del cambiamento.
Un cambiamento che, se vogliamo sia alla portata di tutti e che sia duraturo, deve partire dalla comunicazione e dalla condivisione, non dallo scontro.


lunedì 6 marzo 2017

Di madre in figlia



Il nostro passato ci influenza.
A volte anche il passato delle persone a noi vicine ci influenza.
I miei genitori sono nati nel primo dopoguerra, nelle campagne lombarde.
Non erano in situazione di povertà estrema, ma, come la maggior parte delle famiglie contadine dell'epoca, non vivevano certo nel lusso.
Avevano poche possibilità economiche e sociali, poche possibilità di studiare, vivevano in modo molto semplice. (Avete presente il film "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi? Ecco)
Entrambi i miei genitori hanno lavorato come operai per tutta la vita facendo un lavoro davvero molto duro.
Lavoravano su turni, e si alternavano nella gestione della famiglia.
Mia madre faceva anche il turno di notte e per alcuni anni ha lavorato anche il sabato e la domenica.
La madre che ho vissuto nella mia infanzia era una donna estremamente stanca, nervosa, che quando non era al lavoro era presa dalla cura materiale di noi figli e della casa.
Mi ricordo distintanente la sensazione che provavo, da bambina, di non doverle dare fastidio, di dover essere buona e non causarle altri problemi.
Penso di poter contare sulla punta delle dita le volte in cui si è seduta a giocare con me, o in fianco a me per chiedermi cosa stessi disegnando.
Poi c'era l'estate.
Ad agosto i miei genitori affittavano a una casetta in un posto sperduto sulle montagne, dove passavamo un mese di vacanza fatta di giornate semplici, passeggiate e giochi nei prati.
Era come se mia madre si trasformasse completamente durante quel mese: era una donna solare, a cui piaceva scherzare. Era riposata, serena, disponibile.
Un'altra persona.
Poi tornavamo a casa, e riprendeva la solita routine.
Le cose poi sono peggiorate durante l'adolescenza, quando, oltre alla mancanza di tempo per stare insieme, si sono aggiunte anche le notevoli differenze caratteriali tra noi. Sono stati anni di scontri continui, e a ripensarci ora me ne dispiaccio..non sono stata una figlia facile.
Non rinfaccio assolutamente nulla ai miei genitori, hanno fatto enormi sacrifici solo per concedere a me e a mia sorella quello che loro non hanno mai avuto: la possibilità di studiare, di scegliere il nostro futuro, di viaggiare. Non ci hanno mai fatto mancare nulla, spesso privandosi di molte cose.
Ma non posso negare che l'esperienza della mia infanzia mi abbia condizionato fortissimamente,ed è una delle ragioni principali per cui ho sempre saputo che avrei voluto fare diversamente con i miei figli: volevo, e voglio, essere una madre presente, oserei dire "a disposizione".
Sono perfettamente cosciente che ci sono moltissime madri che lavorano e che comunque si dedicano con amore e con pazienza i figli, come so benissimo che non basta essere presenti per garantire la loro serenità.
Ma, in tutta sincerità, quando mi sono chiesta se sarei riuscita a concedere il famoso "tempo di qualità" a mio figlio dopo essere stata fuori casa tutto il giorno, la mia risposta è stata no.
Per poter essere serena ho bisogno di vivere il mio bambino, stare con lui, poterlo seguire durante i vari momenti della giornata.
Mia madre ora è una splendida nonna: con i suoi nipoti fa tutto quello che con noi non ha mai potuto fare, e a me si stringe il cuore quando la vedo gattonare con Alessandro nonostante il mal di schiena, giocare a calcio con il mio nipotino e coccolare mia nipote.
Nei suoi occhi vedo il rammarico di aver perso molto delle sue figlie,e io sento ancora di più che quella che ho fatto è stata la scelta giusta.


giovedì 2 marzo 2017

La libertà di scegliere

Cosa c'è di più bello al mondo di poter scegliere?
Avere la possibilità di decidere liberamente, di seguire il proprio istinto e la propria attitudine?
Ogni giorno ci troviamo davanti a tantissime scelte, la maggior parte delle quali libere.
Ma ci sono ancora questioni sulle quali non possiamo scegliere.
O meglio potremmo, se qualcun'altro non continuasse a farlo per noi.
Da più di 10 anni il parlamento cerca di legiferare riguardo all'eutanasia, tema tornanto alla ribarlta in questi giorni con il caso di Dj Fabo.
I sondaggi dicono che il 60% degli italiani vorrebbero la legalizzazione della cosidetta "morte dolce", eppure la legge è bloccata.
E' di pochi giorni fa la notizia dell'assunzione al San Camillo di Roma di due ginecologi non obiettori di coscienza: senza di loro, con una percentuale del 90% dei ginecologi obiettori, la legge 194 sarebbe di fatto inapplicabile. Ma quanlcuno non è d'accordo.
Per non parlare della legislazione sulle coppie di fatto, adozioni omosessuali ecc.
Tutti casi in cui la Chiesa, mediante la Cei, fa opposizione.
Mi chiedo come possa qualcuno, che per altro in molti casi rappresenta le idee di pochi, arrogarsi il diritto di impedire la libera scelta su questioni così intime e personali.
I cristiani non sono d'accordo con l'aborto, o con l'eutanasia? Benissimo, se e quando capiterà loro di essere di fronte a una di queste scelte, avranno la libertà di fare quello che credono. Nessuno li obbligherà ad abortire, a praticare l'eutanasia, a sposarsi in comune invece che in chiesa.
Perchè negare questa libertà agli altri?










mercoledì 1 marzo 2017

La mia lettera su Mothersspell.com






La dolcissima Johanna Maggy di Mothersspell.com ha pubblicato una mia lettera!
Andate a dare un'occhiata e se vi va fatemi sapere cosa ne pensate!
http://www.mothersspell.com/mothersworld-it/1645/?lang=it

lunedì 27 febbraio 2017

Imparare ad essere flessibili

Stamattina mi trovavo al parco vicino a casa con un gruppo di ragazze, una delle quali al termine della gravidanza.
Si parlava del sonno dei bambini e di altri argomenti, e ogni mamma presente riferiva la sua esperienza.
La futura mamma sentenziava, convinta, le sue intenzioni: "Mio figlio dormirà da solo" "Mio figlio farà questo"
"Mio figlio farà quell'altro".
Io ascoltavo, in silenzio, e dentro di me ripensavo a quando anche io avevo le idee chiare su cosa avrei fatto con il bimbo.
Poi è nato Alessandro, e mi sono accorta che mi era sfuggito un piccolo particolare: come fare a ottenere quello che volevo da mio figlio.
Al di là dei metodi e delle convinzioni personali credo che sia questa la vera sfida da porsi, perchè ogni futura mamma dimentica una cosa, quando fa questi ragionamenti: il bambino.
Che non è una bambolina di pezza pronta a fare tutto quello che vogliamo noi, ma che ha un suo carattere, un suo temperamento, e sa molto meglio di noi cosa vuole e cosa non vuole.
Molte persone si congratulano con me per il fatto che Alessandro, dall'età di 6 mesi, dorme da solo nella sua cameretta. La verità è che io non ho fatto proprio nulla, se non proporgli una soluzione che a lui è andata bene, e che quindi ha accettato senza sforzi.
Ma se invece lui non avesse voluto stare in cameretta da solo?
Fino a dove mi sarei spinta per fargli accettare la cosa?
Lasciarlo piangere? Se si, quanto? Pochi minuti? E se non basta? Alzare la voce? Sgridarlo? Lasciaro solo?
Il punto sta proprio qui: non è tanto quello che si vuole, ma quanto siamo disposte a spingerci per ottenerlo. E a che prezzo.
Nel mio caso, lo dico molto chiaramente, non avrei accettato nessun metodo basato sul lasciar piangere il bambino per forzarlo ad andare nella direzione che volevo io.
Sicuramente avrei provato in vari modi a farlo abituare, ma se lui non avesse ceduto sarei tornata sui miei passi.
E non perchè io sia una persona debole e poco determinata, tutt'altro.
Ma la lezione più importante che la maternità mi ha insegnato (e mi sta ancora insegnando!) è l'importanza di essere flessibili.
Essere genitori, secondo me, comporta confrontasi ogni giorno con la realtà, cercare mille modi per mediare tra quello che vorremmo e quello che abbiamo, tra il bambino immaginario che ci siamo create nella nostra mente e il bambino reale che abbiamo di fronte.
Ci sono, certo, questioni relative alla salute e alla sicurezza sulle quali non si può prescindere, ma per tutto il resto la maternità non è una coreografia già scritta, ma una danza libera, in cui si cerca di trovare il ritmo giusto per ballare insieme, in armonia.
Ci sono giorni in cui siamo brutti e scoordinati, ma quando riusciamo a trovare insieme il nostro passo, allora siamo amore puro.

martedì 21 febbraio 2017

Outdoor Education

La bella stagione è finalmente alle porte: queste giornate piene di sole fanno venir voglia a tutti di uscire, e di far respirare aria nuova ai nostri bimbi.
E se invece domani il cielo fosse nuvoloso? E se le temperature si abbassassero di nuovo?
Beh allora non si portano i bambini fuori, che poi si ammalano. Molto meglio tenerli al chiuso, magari in qualche centro commerciale, così almeno stanno al caldo.
Questi sono i discorsi che sento, quasi quotidianamente, dalle mamme e nonne intorno a me.
Tenere i bambini all'aria aperta, portarli a fare un giretto o a giocare al parco è percepita come un'attività extra, da fare solo in determinate condizioni metereologiche e di salute, e di cui i bambini possono benissimo fare a meno.
E considerato che abitiamo in Lombardia, e non ai Caraibi, seguendo questo ragionamento le giornate "buone" per portar fuori mio figlio sarebbero davvero poche.(Quando non fa freddo, non c'è umidità, ma non fa troppo caldo! Praticamente mai!!)
Io non la penso così.
Abbiamo degli amici che abitano in Svezia, in una meravigliosa regione selvaggia, e in passato siamo andati a trovarli sia in estate che in inverno. Ho visto i loro bimbi giocare all'aperto con qualsiasi condizione metereologica: con la neve e -20° gradi, con la pioggerellina, in mezzo al fango.
Di fronte al mio stupore la mia amica mi ha riferito un famoso proverbio nordico:"Non esiste il cattivo tempo, esistono solo i vestiti sbagliati".
Mi ha raccontato che i neonati vengono sovente messi a dormire all'aperto, adeguatamente coperti, anche con il freddo.
Che all'asilo e a scuola ogni giorno sono previsti dei momenti di gioco all'aperto, a prescindere dalle condizioni meteo: i bambini vengono preparati con gli abiti adatti prima di uscire, e cambiati con abiti caldi e asciutti al rientro dal gioco.
Questo perchè l'outdoor education fa parte della tradizione dei paesi nord europei, che riconoscono il valore pedagocico del gioco all'aria aperta.
Ho letto recentemente su una rivista *che proprio l'outdoor education sta prendendo piede anche in Italia.

"E'un'ovvietà che i bambini abbiano bisogno di stare all'aperto, ma negli ultimi trent'anni le condizioni di vita sono talmente cambiate da renderlo sempre più complicato, e oggi ci accorgiamo dei danni che sta provocando"
come sostiene Roberto Farnè, vicedirettore del dipartimento di Scienze per la qualità della vita dell'Università di Bologna.
L'articolo cita infatti i danni provocati dal "deficit di natura": problemi psicomotori, della vista, deficit dell'attenzione e iperattività.
I timori che i bambini si ammalino, che si facciano male e respirino aria inquinata sono chiaramente smentiti da tutte le ricerche: è proprio la frequentazione di luoghi chiusi, come supermercati e centri commerciali, a portare il maggior rischio di diffusione di malattie, ed è proprio la scarsa abitudine a correre, arrampicarsi,e perchè no, anche cadere, a portare i bambini ad essere scoordinati e a farsi male.
Sarebbe bello che anche da noi ci si abituasse a portare i bambini all'aperto ogni giorno, per lasciarli liberi di correre, di esplorare e di testare i propri limiti.
E, già che ci siamo, quando sono nella natura lasciamoli fare: i vestitini macchiati si lavano, le manine sporche si puliscono, ma il loro sorriso mentre corrono spensierati o scoprono un nuovo insetto resterà sempre nei nostri cuori,
e nei loro.

* "Io e il mio bambino" di febbraio.